Un nuovo tentativo di introduzione di droga e telefoni cellulari all’interno della casa circondariale di Salerno, in località Fuorni, è stato sventato nelle prime ore della mattinata di ieri grazie all’intervento della polizia penitenziaria. Il materiale illecito era trasportato da un drone, utilizzato per rifornire il mercato clandestino interno all’istituto di pena come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
All’interno del pacco, come già riscontrato in precedenti episodi analoghi, erano nascosti sostanze stupefacenti di vario tipo e telefoni cellulari, strumenti fondamentali per alimentare i traffici illegali e mantenere contatti non autorizzati con l’esterno. L’operazione è stata segnalata dall’Osapp, l’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, attraverso il consigliere nazionale Emilio Fattorello, che da tempo richiama l’attenzione sulla frequenza di questi tentativi.
L’episodio riporta alla memoria quanto accaduto solo pochi mesi fa, alla vigilia di Ferragosto, quando un altro drone era stato intercettato all’interno della recinzione del penitenziario con un carico particolarmente consistente: circa 400 grammi di hashish, 200 grammi tra cocaina e crack, oltre a numerose schede sim. Un sequestro che aveva già evidenziato l’esistenza di modalità di approvvigionamento sempre più sofisticate.
Secondo quanto riferito dal personale, i sorvoli di droni sopra il carcere di Fuorni non rappresenterebbero casi isolati. Gli avvistamenti sarebbero diventati frequenti, delineando l’esistenza di un sistema organizzato di rifornimento dall’esterno. A questo si aggiungono altre modalità di introduzione degli stupefacenti. Lo scorso 5 febbraio, all’interno dell’istituto, sono stati rinvenuti circa 100 grammi di hashish e 20 grammi di cocaina nascosti in un deposito utilizzato da detenuti lavoranti con maggiore libertà di movimento. Un ritrovamento che ha rafforzato l’ipotesi di una rete interna in grado di gestire lo stoccaggio e la distribuzione della droga.
Il sequestro di ieri si inserisce in un contesto già segnato da numerosi episodi critici: introduzione di cellulari nelle celle, droga occultata durante i colloqui, tensioni tra i detenuti, aggressioni al personale sanitario e agli agenti di polizia penitenziaria. Una situazione che i sindacati descrivono come il risultato di una pressione costante sull’istituto.
Drone carico di droga e telefoni intercettato nel carcere di Fuorni
Erano da poco passate le 6 quando il personale in servizio lungo il perimetro interno ha notato un velivolo radiocomandato in volo sopra l’area del carcere. Al drone era agganciata una lunga lenza, alla cui estremità era fissato un pacco destinato a essere sganciato all’interno della struttura. La manovra, tuttavia, non è andata a buon fine: il filo si è impigliato sui tetti, consentendo a uno degli agenti di raggiungere la lenza e bloccare il dispositivo prima che il carico potesse finire nella disponibilità dei detenuti.All’interno del pacco, come già riscontrato in precedenti episodi analoghi, erano nascosti sostanze stupefacenti di vario tipo e telefoni cellulari, strumenti fondamentali per alimentare i traffici illegali e mantenere contatti non autorizzati con l’esterno. L’operazione è stata segnalata dall’Osapp, l’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, attraverso il consigliere nazionale Emilio Fattorello, che da tempo richiama l’attenzione sulla frequenza di questi tentativi.
L’episodio riporta alla memoria quanto accaduto solo pochi mesi fa, alla vigilia di Ferragosto, quando un altro drone era stato intercettato all’interno della recinzione del penitenziario con un carico particolarmente consistente: circa 400 grammi di hashish, 200 grammi tra cocaina e crack, oltre a numerose schede sim. Un sequestro che aveva già evidenziato l’esistenza di modalità di approvvigionamento sempre più sofisticate.
Secondo quanto riferito dal personale, i sorvoli di droni sopra il carcere di Fuorni non rappresenterebbero casi isolati. Gli avvistamenti sarebbero diventati frequenti, delineando l’esistenza di un sistema organizzato di rifornimento dall’esterno. A questo si aggiungono altre modalità di introduzione degli stupefacenti. Lo scorso 5 febbraio, all’interno dell’istituto, sono stati rinvenuti circa 100 grammi di hashish e 20 grammi di cocaina nascosti in un deposito utilizzato da detenuti lavoranti con maggiore libertà di movimento. Un ritrovamento che ha rafforzato l’ipotesi di una rete interna in grado di gestire lo stoccaggio e la distribuzione della droga.
Il sequestro di ieri si inserisce in un contesto già segnato da numerosi episodi critici: introduzione di cellulari nelle celle, droga occultata durante i colloqui, tensioni tra i detenuti, aggressioni al personale sanitario e agli agenti di polizia penitenziaria. Una situazione che i sindacati descrivono come il risultato di una pressione costante sull’istituto.

