Nuovi risvolti sul caso di Domenico, il bambino di appena due anni e quattro mesi, morto in seguito ad un trapianto di cuore fallito all'ospedale Monaldi di Napoli: i dubbi sull'orario dell'intervento. Secondo la scheda della circolazione extracorporea (Cec), il momento in cui il cuore del paziente viene escluso dalla circolazione sanguigna sarebbe avvenuto alle 14:18, mentre il nuovo organo sarebbe arrivato in sala operatoria solo alle 14:30. Tale discrepanza temporale ha sollevato forti dubbi sul coordinamento durante l'intervento.
Il caso di Domenico, un bambino di appena due anni e quattro mesi, ha portato alla luce interrogativi cruciali sulla gestione della tempistica di un trapianto di cuore e sulle condizioni dell’organo donato. A seguito di un presunto errore medico, la Procura di Napoli ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo.
Uno dei punti centrali della vicenda riguarda il cosiddetto “no way back point”, il momento in cui il cuore del paziente viene escluso dalla circolazione sanguigna. Secondo la scheda della circolazione extracorporea (Cec), questo momento sarebbe avvenuto alle 14:18, mentre il nuovo organo sarebbe arrivato in sala operatoria solo alle 14:30. Tale discrepanza temporale ha sollevato forti dubbi sul coordinamento durante l'intervento.
L’avvocato Francesco Petruzzi, rappresentante legale della famiglia, sostiene che Domenico sia stato privato del suo cuore troppo presto, rendendo inevitabile l’impianto del nuovo organo nonostante le sue condizioni fossero compromesse. Quest'ultimo proveniva da Bolzano, ma durante il trasferimento a Napoli avrebbe subito un congelamento accidentale che ne aveva alterato la funzionalità. Nonostante ciò, l'organo è stato ugualmente impiantato.
Le indagini si concentrano anche sulle decisioni cliniche legate alla dichiarazione di trapiantabilità del bambino. Una conversazione registrata tra il cardiochirurgo Guido Oppido, primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, e la madre del piccolo, Patrizia, sembra aggravare ulteriormente il quadro. Secondo quanto riportato dall’avvocato della famiglia, il medico avrebbe ammesso di aver dichiarato Domenico idoneo al trapianto “per disperazione”. Tale affermazione, se confermata, solleverebbe interrogativi sulla gestione del consenso informato e sull'accuratezza delle valutazioni mediche.
Attualmente la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ci sono sette persone indagate, tra cui lo stesso primario che ha eseguito l’intervento. La documentazione medica, inclusa la scheda Cec inizialmente dichiarata assente e poi ritrovata, è ora al centro delle analisi tecniche per ricostruire con precisione gli eventi. L’ospedale Monaldi intanto si è dichiarato pienamente disponibile a collaborare con le autorità e con la famiglia nel chiarire i fatti.
Rimangono due interrogativi fondamentali nell’inchiesta: perché il cuore di Domenico sarebbe stato espiantato prima dell’arrivo dell'organo donato e quali fossero le reali condizioni di quest’ultimo al momento del trapianto. Tali aspetti saranno cruciali per determinare eventuali responsabilità mediche nella tragica vicenda che ha spezzato la giovane vita di Domenico.
Napoli, Domenico e il trapianto di cuore fallito al Monaldi: i dubbi sull'orario dell'intervento
Il caso di Domenico, un bambino di appena due anni e quattro mesi, ha portato alla luce interrogativi cruciali sulla gestione della tempistica di un trapianto di cuore e sulle condizioni dell’organo donato. A seguito di un presunto errore medico, la Procura di Napoli ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo.
Uno dei punti centrali della vicenda riguarda il cosiddetto “no way back point”, il momento in cui il cuore del paziente viene escluso dalla circolazione sanguigna. Secondo la scheda della circolazione extracorporea (Cec), questo momento sarebbe avvenuto alle 14:18, mentre il nuovo organo sarebbe arrivato in sala operatoria solo alle 14:30. Tale discrepanza temporale ha sollevato forti dubbi sul coordinamento durante l'intervento.
L’avvocato Francesco Petruzzi, rappresentante legale della famiglia, sostiene che Domenico sia stato privato del suo cuore troppo presto, rendendo inevitabile l’impianto del nuovo organo nonostante le sue condizioni fossero compromesse. Quest'ultimo proveniva da Bolzano, ma durante il trasferimento a Napoli avrebbe subito un congelamento accidentale che ne aveva alterato la funzionalità. Nonostante ciò, l'organo è stato ugualmente impiantato.
Le indagini si concentrano anche sulle decisioni cliniche legate alla dichiarazione di trapiantabilità del bambino. Una conversazione registrata tra il cardiochirurgo Guido Oppido, primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, e la madre del piccolo, Patrizia, sembra aggravare ulteriormente il quadro. Secondo quanto riportato dall’avvocato della famiglia, il medico avrebbe ammesso di aver dichiarato Domenico idoneo al trapianto “per disperazione”. Tale affermazione, se confermata, solleverebbe interrogativi sulla gestione del consenso informato e sull'accuratezza delle valutazioni mediche.
Attualmente la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ci sono sette persone indagate, tra cui lo stesso primario che ha eseguito l’intervento. La documentazione medica, inclusa la scheda Cec inizialmente dichiarata assente e poi ritrovata, è ora al centro delle analisi tecniche per ricostruire con precisione gli eventi. L’ospedale Monaldi intanto si è dichiarato pienamente disponibile a collaborare con le autorità e con la famiglia nel chiarire i fatti.
Rimangono due interrogativi fondamentali nell’inchiesta: perché il cuore di Domenico sarebbe stato espiantato prima dell’arrivo dell'organo donato e quali fossero le reali condizioni di quest’ultimo al momento del trapianto. Tali aspetti saranno cruciali per determinare eventuali responsabilità mediche nella tragica vicenda che ha spezzato la giovane vita di Domenico.

