Divieto dei social per i minori: il governo pensa a sanzioni per i genitori ma le critiche non mancano. Il Movimento italiano genitori (Moige) si oppone: "Sono le piattaforme a creare dipendenza, non noi".
Un testo ufficiale dovrebbe arrivare in discussione al Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, sia come disegno di legge sia come decreto. Tuttavia, il percorso si prospetta incerto: il dibattito potrebbe protrarsi oltre la fine della legislatura. Anche un precedente disegno di legge sul tema, pur avendo l'appoggio di maggioranza e opposizione, è bloccato al Senato da mesi. Nonostante ciò, il governo ha deciso di ripartire da zero con l’elaborazione di una nuova proposta, presumibilmente più completa e conforme al Digital Service Act dell’Unione Europea. Ma proprio i tempi necessari per il confronto con Bruxelles potrebbero complicare le cose nel caso del decreto. Con un disegno di legge, invece, si rischierebbe di perdere ancora più tempo, superando la durata dell’attuale legislatura.
Intanto, nei prossimi giorni è previsto un incontro presso il Ministero delle Imprese tra il governo e i rappresentanti delle principali piattaforme tecnologiche, come Meta, TikTok e Google. Secondo quanto riportato dalla stampa, potrebbero essere invitati anche genitori e operatori del settore delle telecomunicazioni. Uno degli obiettivi del governo è implementare un sistema di parental control obbligatorio sui dispositivi elettronici per proteggere i minori da contenuti inappropriati e abusi digitali. In caso contrario, si prospettano sanzioni amministrative per i genitori.
Il controllo parentale prevederebbe limitazioni come consentire solo chiamate telefoniche (anche a numeri d’emergenza), invio e ricezione di SMS, permettere servizi di messaggistica esclusivamente con contatti selezionati e bloccare siti dai contenuti inadeguati allo sviluppo psicofisico dei minori. Queste misure sembrano essere allineate con i cambiamenti annunciati da alcune piattaforme: ad esempio, WhatsApp sta già implementando funzionalità volte a garantire una maggiore protezione dei suoi utenti più giovani. Tuttavia, resta da vedere come tali proposte saranno accolte da tutti gli attori coinvolti e quale sarà il loro impatto reale nella tutela dei minori.
Il Moige, insieme all'Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Anfn), l'Associazione Genitori (AGE) e gli esperti Alberto Pellai, Tonino Cantelmi e Giuseppe Lavenia, avanza richieste ben più articolate. Tra queste spicca la proposta di innalzare a 16 anni l'età minima per accedere ai social network, superando il limite attualmente previsto. Tale richiesta è basata sul Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che stabilisce proprio nei 16 anni l'età per il consenso digitale autonomo. Una scelta che, secondo i promotori, si allinea ad azioni già adottate o programmate in paesi come Australia, Malesia, Spagna, Nuova Zelanda e Indonesia.
Nel loro comunicato, le associazioni e gli esperti citano studi scientifici a supporto di questa proposta e suggeriscono di utilizzare la Carta d’Identità Elettronica (CIE) come strumento obbligatorio per verificare l’età al momento dell’iscrizione alle piattaforme. In aggiunta, avanzano due divieti rivolti direttamente alle grandi società dei social network. Il primo consiste nel vietare la "profilazione algoritmica dei minori", accusata di favorire la formazione di meccanismi di dipendenza legati al sistema dopaminergico, ancora in fase di sviluppo nei giovani. Il secondo riguarda l’eliminazione dello "scroll infinito" e delle "notifiche continue", oltre ad altri sistemi progettati per prolungare il tempo trascorso sulle piattaforme.
Le associazioni pongono inoltre una richiesta al governo: introdurre la responsabilità civile e penale delle piattaforme social per eventuali azioni dei minori che possano danneggiare la loro integrità psicofisica tra i 16 e i 18 anni. La domanda che ora sorge è se il governo guidato da Giorgia Meloni sarà disposto ad accogliere le proposte avanzate dagli esponenti delle famiglie italiane, dopo il confronto con le grandi multinazionali del settore.
Divieto dei social per i minori: il Governo pensa a sanzioni per i genitori, scattano le polemiche
Il dibattito sull’utilizzo dei social network da parte dei minori di 15 anni si accende, con il governo di Giorgia Meloni che valuta l'introduzione di multe per i genitori che non impediscono l'accesso dei figli alle piattaforme. Tuttavia, la bozza del provvedimento rimane un mistero, tanto che anche il Moige afferma di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale né di essere stato contattato per discuterne. “Siamo costantemente coinvolti nelle tematiche legate all’infanzia e all’uso dei social, ma al momento non ci è pervenuta alcuna bozza e non siamo stati convocati per un confronto,” ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige. Secondo lui, eventuali multe ai genitori sarebbero "inaccettabili", poiché li colpirebbero ingiustamente invece di responsabilizzare le piattaforme, accusate di sfruttare algoritmi per creare dipendenza nei giovani.Un testo ufficiale dovrebbe arrivare in discussione al Consiglio dei ministri nelle prossime settimane, sia come disegno di legge sia come decreto. Tuttavia, il percorso si prospetta incerto: il dibattito potrebbe protrarsi oltre la fine della legislatura. Anche un precedente disegno di legge sul tema, pur avendo l'appoggio di maggioranza e opposizione, è bloccato al Senato da mesi. Nonostante ciò, il governo ha deciso di ripartire da zero con l’elaborazione di una nuova proposta, presumibilmente più completa e conforme al Digital Service Act dell’Unione Europea. Ma proprio i tempi necessari per il confronto con Bruxelles potrebbero complicare le cose nel caso del decreto. Con un disegno di legge, invece, si rischierebbe di perdere ancora più tempo, superando la durata dell’attuale legislatura.
Intanto, nei prossimi giorni è previsto un incontro presso il Ministero delle Imprese tra il governo e i rappresentanti delle principali piattaforme tecnologiche, come Meta, TikTok e Google. Secondo quanto riportato dalla stampa, potrebbero essere invitati anche genitori e operatori del settore delle telecomunicazioni. Uno degli obiettivi del governo è implementare un sistema di parental control obbligatorio sui dispositivi elettronici per proteggere i minori da contenuti inappropriati e abusi digitali. In caso contrario, si prospettano sanzioni amministrative per i genitori.
Il controllo parentale prevederebbe limitazioni come consentire solo chiamate telefoniche (anche a numeri d’emergenza), invio e ricezione di SMS, permettere servizi di messaggistica esclusivamente con contatti selezionati e bloccare siti dai contenuti inadeguati allo sviluppo psicofisico dei minori. Queste misure sembrano essere allineate con i cambiamenti annunciati da alcune piattaforme: ad esempio, WhatsApp sta già implementando funzionalità volte a garantire una maggiore protezione dei suoi utenti più giovani. Tuttavia, resta da vedere come tali proposte saranno accolte da tutti gli attori coinvolti e quale sarà il loro impatto reale nella tutela dei minori.
Il Moige, insieme all'Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Anfn), l'Associazione Genitori (AGE) e gli esperti Alberto Pellai, Tonino Cantelmi e Giuseppe Lavenia, avanza richieste ben più articolate. Tra queste spicca la proposta di innalzare a 16 anni l'età minima per accedere ai social network, superando il limite attualmente previsto. Tale richiesta è basata sul Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che stabilisce proprio nei 16 anni l'età per il consenso digitale autonomo. Una scelta che, secondo i promotori, si allinea ad azioni già adottate o programmate in paesi come Australia, Malesia, Spagna, Nuova Zelanda e Indonesia.
Nel loro comunicato, le associazioni e gli esperti citano studi scientifici a supporto di questa proposta e suggeriscono di utilizzare la Carta d’Identità Elettronica (CIE) come strumento obbligatorio per verificare l’età al momento dell’iscrizione alle piattaforme. In aggiunta, avanzano due divieti rivolti direttamente alle grandi società dei social network. Il primo consiste nel vietare la "profilazione algoritmica dei minori", accusata di favorire la formazione di meccanismi di dipendenza legati al sistema dopaminergico, ancora in fase di sviluppo nei giovani. Il secondo riguarda l’eliminazione dello "scroll infinito" e delle "notifiche continue", oltre ad altri sistemi progettati per prolungare il tempo trascorso sulle piattaforme.
Le associazioni pongono inoltre una richiesta al governo: introdurre la responsabilità civile e penale delle piattaforme social per eventuali azioni dei minori che possano danneggiare la loro integrità psicofisica tra i 16 e i 18 anni. La domanda che ora sorge è se il governo guidato da Giorgia Meloni sarà disposto ad accogliere le proposte avanzate dagli esponenti delle famiglie italiane, dopo il confronto con le grandi multinazionali del settore.

