Il processo per l'omicidio di Angelo Vassallo entra in una fase cruciale con la richiesta di condanna formulata dalla pm Elena Guarino nei confronti di Romolo Ridosso. Per l’ex collaboratore di giustizia di Scafati, giudicato con rito abbreviato presso il tribunale di Salerno, la pubblica accusa ha sollecitato una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L’elemento chiave emerso dalla requisitoria riguarda la natura del piano originario: Ridosso ha dichiarato che l'incarico iniziale non prevedeva l'uccisione del "sindaco pescatore", bensì una gambizzazione punitiva in cambio di 50mila euro. Questo dettaglio ha spinto la pm a configurare l'accusa come «concorso anomalo» in omicidio, aggravato dal metodo mafioso, riconoscendo al contempo le attenuanti per la collaborazione prestata.
Il movente resta ufficialmente legato alla scoperta, da parte di Vassallo, di un massiccio traffico di stupefacenti nel porto di Acciaroli. Massimo Vassallo, fratello della vittima, ha accolto positivamente il riconoscimento dell'attendibilità di Ridosso, vedendo confermata la tesi familiare sul movente del delitto. Mentre per Ridosso la sentenza è attesa per il 22 maggio, il procedimento proseguirà con rito ordinario per gli altri indagati eccellenti, tra cui l'ex colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e l'imprenditore Giuseppe Cipriano.
Delitto Vassallo, chiesti 7 anni per il pentito Ridosso
Nonostante le numerose e contrastanti versioni fornite negli anni — ben 19 ricostruzioni diverse — la Procura ha blindato la credibilità dell'imputato. Secondo i magistrati, i verbali sottoscritti a marzo 2025 offrono finalmente una narrazione «logica e razionale» dei fatti. Ridosso ha ammesso di aver effettuato un sopralluogo ad Acciaroli insieme a Giuseppe Cipriano, su mandato di Lazzaro Cioffi, per individuare eventuali telecamere sul luogo del delitto.L’elemento chiave emerso dalla requisitoria riguarda la natura del piano originario: Ridosso ha dichiarato che l'incarico iniziale non prevedeva l'uccisione del "sindaco pescatore", bensì una gambizzazione punitiva in cambio di 50mila euro. Questo dettaglio ha spinto la pm a configurare l'accusa come «concorso anomalo» in omicidio, aggravato dal metodo mafioso, riconoscendo al contempo le attenuanti per la collaborazione prestata.
Il movente resta ufficialmente legato alla scoperta, da parte di Vassallo, di un massiccio traffico di stupefacenti nel porto di Acciaroli. Massimo Vassallo, fratello della vittima, ha accolto positivamente il riconoscimento dell'attendibilità di Ridosso, vedendo confermata la tesi familiare sul movente del delitto. Mentre per Ridosso la sentenza è attesa per il 22 maggio, il procedimento proseguirà con rito ordinario per gli altri indagati eccellenti, tra cui l'ex colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e l'imprenditore Giuseppe Cipriano.

