Gli infermieri e tecnici dell'ospedale Monaldi di Napoli hanno denunciato un presunto clima di aggressioni e umiliazioni in sala operatoria attribuendo la colpa al primario Guido Oppido. Lo riporta La Repubblica.
La lettera, resa pubblica dall'avvocato Francesco Petruzzi fuori dalla cattedrale di Nola durante il funerale del bambino destinatario del trapianto di cuore, evidenzia un quadro di grave disagio professionale e umano. La situazione, causata dalle condotte di Oppido, avrebbe compromesso il benessere degli operatori sanitari e la sicurezza dei pazienti. Secondo quanto riportato, il primario è accusato di atteggiamenti lesivi che avrebbero instaurato sfiducia reciproca e insicurezza nell'ambiente lavorativo.
Petruzzi ha letto alcuni estratti della lettera che fanno riferimento a comportamenti del dottor Oppido caratterizzati da aggressioni verbali, umiliazioni pubbliche, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie, intimidazioni e costante svalutazione delle competenze del personale. Questi atteggiamenti sarebbero stati accompagnati da un’assenza di comunicazione chiara e costruttiva all’interno del team, determinando un clima di tensione cronica.
La situazione descritta avrebbe avuto ripercussioni significative sugli operatori: ansia costante, tremori, difficoltà di concentrazione, stress emotivo e un diffuso stato di burnout. La lettera cita esempi specifici, come l’incontro formale avvenuto il 24 novembre 2025, durante il quale si sarebbero verificate reazioni ostili e comportamenti intimidatori. Si evidenzia inoltre che tali dinamiche sono particolarmente critiche in sala operatoria, un ambiente che richiede massima serenità e collaborazione.
Napoli, la lettera di infermieri e tecnici del Monaldi: "Da Oppido aggressioni e umiliazioni in sala operatoria"
Gli infermieri e i tecnici del Monaldi hanno denunciato un clima di aggressioni e umiliazioni in sala operatoria, attribuendolo al comportamento del primario di cardiochirurgia pediatrica, Guido Oppido. La denuncia è stata formalizzata in una lettera datata 27 gennaio 2026, indirizzata ai vertici dell'Azienda ospedaliera dei Colli, incluso il Monaldi di Napoli, e firmata dal personale infermieristico, OSS e tecnico della Sala Operatoria. La direttrice generale Anna Iervolino, presente ai funerali del piccolo Domenico, era tra i destinatari della missiva.La lettera, resa pubblica dall'avvocato Francesco Petruzzi fuori dalla cattedrale di Nola durante il funerale del bambino destinatario del trapianto di cuore, evidenzia un quadro di grave disagio professionale e umano. La situazione, causata dalle condotte di Oppido, avrebbe compromesso il benessere degli operatori sanitari e la sicurezza dei pazienti. Secondo quanto riportato, il primario è accusato di atteggiamenti lesivi che avrebbero instaurato sfiducia reciproca e insicurezza nell'ambiente lavorativo.
Petruzzi ha letto alcuni estratti della lettera che fanno riferimento a comportamenti del dottor Oppido caratterizzati da aggressioni verbali, umiliazioni pubbliche, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie, intimidazioni e costante svalutazione delle competenze del personale. Questi atteggiamenti sarebbero stati accompagnati da un’assenza di comunicazione chiara e costruttiva all’interno del team, determinando un clima di tensione cronica.
La situazione descritta avrebbe avuto ripercussioni significative sugli operatori: ansia costante, tremori, difficoltà di concentrazione, stress emotivo e un diffuso stato di burnout. La lettera cita esempi specifici, come l’incontro formale avvenuto il 24 novembre 2025, durante il quale si sarebbero verificate reazioni ostili e comportamenti intimidatori. Si evidenzia inoltre che tali dinamiche sono particolarmente critiche in sala operatoria, un ambiente che richiede massima serenità e collaborazione.
Il personale coinvolto sottolinea come questi episodi abbiano compromesso la sicurezza dell’assistenza ai pazienti, generando un grave deterioramento dell’ambiente lavorativo. In molti stanno considerando congiuntamente l'ipotesi di un trasferimento per allontanarsi da una realtà ormai insostenibile.

