Si inasprisce il confronto sul caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, con una presa di posizione pubblica da parte del legale della famiglia, Francesco Petruzzi. In una lunga comunicazione, l’avvocato interviene non sul merito del procedimento penale in corso, ma sul comportamento istituzionale attribuito all’Ospedale Monaldi nei confronti dei genitori del bambino.
La proposta, descritta come un invito al dialogo e non come un atto conflittuale, non avrebbe ricevuto alcun riscontro formale. Né un diniego motivato, né una controproposta, né una comunicazione di presa in carico. Un silenzio che, secondo la famiglia, rappresenterebbe un ulteriore elemento di sofferenza in una vicenda già segnata da un forte impatto emotivo.
Nel documento viene ribadito il diritto al risarcimento previsto dall’ordinamento italiano in caso di responsabilità sanitaria, distinto dal percorso penale. Il riferimento è alla normativa vigente, che riconosce il danno non patrimoniale nelle sue diverse componenti, tra cui quello morale e da perdita del rapporto parentale.
Particolarmente contestata anche una iniziativa della dirigenza del presidio ospedaliero, che avrebbe proposto ai genitori di piantare un albero in memoria del figlio. Un gesto ritenuto inappropriato dalla famiglia, in assenza di un confronto formale sulla richiesta risarcitoria e di una presa di responsabilità istituzionale.
La difesa sostiene inoltre la solidità della posizione giuridica della famiglia sul piano civile, richiamando la normativa introdotta con la Legge Gelli-Bianco, che configura la responsabilità contrattuale delle strutture sanitarie. In caso di mancato accordo, viene prospettato il ricorso al giudizio civile, con eventuale segnalazione alla Corte dei Conti qualora si determinasse un aggravio di spesa pubblica derivante dalla mancata definizione bonaria.
Ulteriori criticità vengono evidenziate in relazione alla gestione della cosiddetta partecipazione condivisa alla cura, ritenuta non conforme agli standard previsti, anche per l’assenza di figure professionali considerate necessarie, come il supporto psicologico e il bioeticista.
Nel documento, l’avvocato si rivolge infine al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, sollecitando un intervento di vigilanza sull’operato dell’azienda sanitaria e chiedendo pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi.
La vicenda resta ora al centro di un duplice percorso: da un lato quello giudiziario, con le indagini in corso; dall’altro quello istituzionale e civile, segnato da una crescente tensione tra la famiglia del minore e la struttura sanitaria coinvolta.
Caso Domenico Caliendo, l’accusa della famiglia: “Silenzio del Monaldi"
Secondo quanto riferito, la famiglia Caliendo Mercolino denuncia una gestione della comunicazione definita “carente” e priva di attenzione umana, che si sarebbe protratta anche dopo il decesso del minore. Il legale sottolinea come, nel tentativo di evitare un contenzioso civile parallelo a quello penale, sia stata avanzata una proposta di definizione stragiudiziale della componente risarcitoria, inviata tramite posta elettronica certificata all’Azienda Ospedaliera dei Colli.La proposta, descritta come un invito al dialogo e non come un atto conflittuale, non avrebbe ricevuto alcun riscontro formale. Né un diniego motivato, né una controproposta, né una comunicazione di presa in carico. Un silenzio che, secondo la famiglia, rappresenterebbe un ulteriore elemento di sofferenza in una vicenda già segnata da un forte impatto emotivo.
Nel documento viene ribadito il diritto al risarcimento previsto dall’ordinamento italiano in caso di responsabilità sanitaria, distinto dal percorso penale. Il riferimento è alla normativa vigente, che riconosce il danno non patrimoniale nelle sue diverse componenti, tra cui quello morale e da perdita del rapporto parentale.
Particolarmente contestata anche una iniziativa della dirigenza del presidio ospedaliero, che avrebbe proposto ai genitori di piantare un albero in memoria del figlio. Un gesto ritenuto inappropriato dalla famiglia, in assenza di un confronto formale sulla richiesta risarcitoria e di una presa di responsabilità istituzionale.
La difesa sostiene inoltre la solidità della posizione giuridica della famiglia sul piano civile, richiamando la normativa introdotta con la Legge Gelli-Bianco, che configura la responsabilità contrattuale delle strutture sanitarie. In caso di mancato accordo, viene prospettato il ricorso al giudizio civile, con eventuale segnalazione alla Corte dei Conti qualora si determinasse un aggravio di spesa pubblica derivante dalla mancata definizione bonaria.
Ulteriori criticità vengono evidenziate in relazione alla gestione della cosiddetta partecipazione condivisa alla cura, ritenuta non conforme agli standard previsti, anche per l’assenza di figure professionali considerate necessarie, come il supporto psicologico e il bioeticista.
Nel documento, l’avvocato si rivolge infine al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, sollecitando un intervento di vigilanza sull’operato dell’azienda sanitaria e chiedendo pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi.
La vicenda resta ora al centro di un duplice percorso: da un lato quello giudiziario, con le indagini in corso; dall’altro quello istituzionale e civile, segnato da una crescente tensione tra la famiglia del minore e la struttura sanitaria coinvolta.

