L’annullamento della misura cautelare nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo agita le acque a quasi vent'anni dall'omicidio del "sindaco pescatore". Antonio Vassallo, figlio di Angelo, rompe il silenzio dopo aver analizzato le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Salerno ha revocato l'arresto per l'ufficiale dell'Arma, esprimendo parole cariche di amarezza e dubbi su una giustizia che sembra fermarsi a un passo dalla verità.
Il nodo centrale della critica di Vassallo riguarda l'assenza di uno sbocco processuale chiaro per queste condotte. Per il figlio del sindaco, è difficile accettare che fatti di tale portata rimangano confinati in una decisione cautelare senza essere affrontati in modo pieno in un’aula di tribunale. La percezione è quella di una vicenda che continua a presentare troppi lati oscuri, dove ciò che emerge dagli atti non trova poi una risposta conclusiva sul piano della giustizia ordinaria.
A pesare maggiormente sul morale dei familiari è però il ritorno in servizio del colonnello. «Il suo reintegro nell’Arma non può che lasciare addosso un senso di forte sconcerto», dichiara amaramente Vassallo. Un ritorno alla divisa che avviene mentre la vicenda resta aperta e le ombre sui presunti depistaggi continuano a pesare come macigni su uno dei casi di cronaca più dolorosi e complessi della storia recente del territorio salernitano.
Caso Vassallo, il figlio Antonio: «Sconcerto per il reintegro di Cagnazzo»
Secondo Vassallo, il provvedimento dei magistrati salernitani conterrebbe una profonda contraddizione. Se da un lato il Tribunale esclude i gravi indizi necessari per sostenere il concorso nell’omicidio, dall'altro le stesse pagine descriverebbero un quadro inquietante fatto di condotte manipolatorie e interventi mirati sulle indagini. «Si parla di attività ripetute che avrebbero inciso concretamente sull’inchiesta», sottolinea Antonio Vassallo, precisando che non si tratterebbe di dettagli marginali ma di comportamenti definiti dal Tribunale stesso come gravi e tutt'altro che neutri rispetto alla ricerca della verità.Il nodo centrale della critica di Vassallo riguarda l'assenza di uno sbocco processuale chiaro per queste condotte. Per il figlio del sindaco, è difficile accettare che fatti di tale portata rimangano confinati in una decisione cautelare senza essere affrontati in modo pieno in un’aula di tribunale. La percezione è quella di una vicenda che continua a presentare troppi lati oscuri, dove ciò che emerge dagli atti non trova poi una risposta conclusiva sul piano della giustizia ordinaria.
A pesare maggiormente sul morale dei familiari è però il ritorno in servizio del colonnello. «Il suo reintegro nell’Arma non può che lasciare addosso un senso di forte sconcerto», dichiara amaramente Vassallo. Un ritorno alla divisa che avviene mentre la vicenda resta aperta e le ombre sui presunti depistaggi continuano a pesare come macigni su uno dei casi di cronaca più dolorosi e complessi della storia recente del territorio salernitano.

