Arriva una svolta nella gestione del lavoro straordinario negli ospedali del DEA di Eboli–Battipaglia–Roccadaspide. Durante un incontro con i direttori di reparto, la direttrice sanitaria dell’ospedale di Eboli, Alessandra Piro, ha illustrato nuove disposizioni che introducono limiti stringenti alle ore aggiuntive svolte dal personale medico.
I nuovi tetti agli straordinari
Le regole fissano un limite massimo di 150 ore di straordinario ogni tre mesi per ciascun reparto. Superata questa soglia, le ore eccedenti non verranno più riconosciute economicamente dall’azienda sanitaria. In base alle nuove indicazioni, eventuali sforamenti ricadranno direttamente sul primario responsabile del reparto, che sarà chiamato a coprirne i costi personalmente.
Una misura che, secondo quanto chiarito nel corso della riunione, non deriverebbe da una decisione autonoma della direzione ospedaliera, ma da vincoli di bilancio imposti dall’ASL Salerno, con effetti particolarmente pesanti sugli ospedali di dimensioni medio-piccole.
Le reazioni dei sindacati
La scelta ha immediatamente sollevato forti critiche da parte delle organizzazioni sindacali. A intervenire è stato Vito Sparano della Uil Fpl, che ha parlato di una situazione difficilmente sostenibile:
"Con questi limiti diventa complicato garantire l’assistenza continuativa h24. Scaricare sui primari il peso degli sforamenti è una decisione inaccettabile che rischia di alimentare tensioni interne ai reparti".
Rischi per il servizio pubblico
A preoccupare ulteriormente è il quadro dei ritardi nei pagamenti degli straordinari al personale infermieristico, che risulterebbero fermi ai mesi estivi. Un contesto che, secondo i sindacati, potrebbe incentivare medici e operatori sanitari a valutare il passaggio verso la sanità privata convenzionata, aggravando la carenza di personale e mettendo sotto pressione il sistema pubblico locale.
La vicenda apre ora un fronte delicato nel rapporto tra direzioni sanitarie, professionisti e vertici aziendali, con il rischio concreto che i vincoli economici finiscano per riflettersi sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.

