In occasione del trentesimo anniversario della legge 66/1996 contro la violenza sessuale, sabato 15 febbraio oltre cento piazze italiane si sono mobilitate per esprimere contrarietà al ddl Bongiorno, attualmente al centro del dibattito politico e giuridico.
Il richiamo alla legge del 1996
A promuovere la protesta è il laboratorio permanente “Consenso Scelta Libertà”, che riunisce associazioni e realtà della società civile impegnate nella tutela dei diritti delle donne. Tra le adesioni simboliche anche quella del comitato Se Non Ora Quando–Vallo di Diano, che ha voluto ribadire con forza la centralità del consenso esplicito e libero nei rapporti sessuali.
Nel comunicato diffuso dal laboratorio promotore si sottolinea il valore storico della legge 66/1996, che segnò una svolta fondamentale nell’ordinamento italiano, qualificando la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica.
Un cambiamento frutto di decenni di battaglie del movimento femminista e di una lunga evoluzione culturale e giuridica. Proprio alla luce di questo percorso, le associazioni temono che la riforma in discussione possa rappresentare un arretramento sul piano della tutela delle vittime.
Le critiche al ddl Bongiorno
Secondo il comitato Se Non Ora Quando–Vallo di Diano, la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice Penale rischierebbe di introdurre elementi di ambiguità nella definizione giuridica del consenso.
Tra i punti contestati:
-
la distinzione tra “contro la volontà” e “con il consenso”, ritenuta potenzialmente fuorviante;
-
il rischio di interpretazioni legate al contesto e alla situazione, che potrebbero aprire spazi a giustificazioni;
-
la mancata considerazione delle condizioni di vulnerabilità, paura o soggezione che possono impedire una reazione esplicita.
Le associazioni temono che si possa tornare a un modello in cui la vittima sia chiamata a dimostrare di aver resistito o di aver espresso un dissenso chiaro, spostando così il baricentro della prova.
“Senza consenso è sempre violenza”
Il comitato territoriale ribadisce un principio ritenuto non negoziabile: senza una manifestazione libera, consapevole ed esplicita del consenso, un rapporto sessuale non può essere considerato legittimo. Viene inoltre richiamato l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui il consenso deve essere attuale e perdurare per tutta la durata del rapporto.
La mobilitazione del 15 febbraio assume quindi un valore simbolico e politico: difendere la normativa del 1996 e riaffermare che la libertà di autodeterminazione sessuale è un diritto fondamentale, non soggetto a interpretazioni ambigue.

