Secondo quanto ricostruito dal Mattino, il gip di Salerno ha stabilito una
condanna a quattro anni e nove mesi per Elio Persico, lo skipper del gozzo Saint Tropez coinvolto nell’incidente costato la vita alla
turista americana Adrienne Vaughan. Il 32enne di Massa Lubrense ha scelto il patteggiamento ed è stato riconosciuto responsabile di
omicidio colposo.
Condannato skipper per la morte di Adrienne Vaughan
Al momento dello scontro con il veliero Tortuga, al largo del Fiordo di Furore,
Persico si trovava alla guida in stato di alterazione dovuto all’assunzione di cocaina e alcol. La manager, in vacanza con il marito Mike White e i loro due figli, era caduta in mare dopo l'impatto, rimanendo poi colpita mortalmente dall’elica.
Il Mattino riferisce inoltre che, oltre alla pena detentiva, lo skipper dovrà versare risarcimenti economici alla famiglia della vittima: importi limitati a poche migliaia di euro, tra cui 4.800 euro destinati ai due figli minorenni e poco più di 3.000 ai genitori della manager.
L’inchiesta non si è fermata alla responsabilità del timoniere. Nel corso delle indagini, spiega il Mattino,
il procedimento si è sdoppiato portando al rinvio a giudizio di Enrico Staiano e Rosa Caputo, soci della Daily Luxury Boat srl. Secondo le accuse, avrebbero tentato di fuorviare la ricostruzione del naufragio collocando sul fondale un timone mancante già prima dell’incidente, simulandone il ritrovamento grazie all’intervento di un sub. I consulenti hanno evidenziato che il livello di ossidazione del pezzo non era compatibile con una lunga permanenza in mare.
Resta aperto un ulteriore procedimento,
per il quale è stata formulata una richiesta di archiviazione, sui restanti soci della società di noleggio. Al centro dell’attenzione c’è la decisione di affidare a Persico il ruolo di skipper nonostante una precedente condanna per guida in stato di ebbrezza con incidente e un contratto che lo qualificava formalmente come “assistente agli utenti”.
Il Mattino riporta anche le parole del marito della vittima,
Mike White, che ha espresso sollievo per la conclusione del primo filone giudiziario, sottolineando la difficoltà affrontata dalla famiglia nel comprendere i tempi e le modalità della giustizia italiana. White ha richiamato l’attenzione sui comportamenti attribuiti ai responsabili della società di noleggio, ritenuti elementi centrali per una valutazione completa dell’accaduto. La famiglia, rappresentata da un team legale italo-statunitense, chiede accertamenti anche sul comandante e sulla società armatrice del Tortuga, sostenendo che la presenza di tendoni a bordo abbia potenzialmente limitato la visuale nelle fasi precedenti alla collisione.