"Disarmiamo guerra e patriarcato": è questo il grido che ha unito le donne in questa giornata dell'8 marzo durante i cortei di tutta Italia. Critiche al Governo. A Roma scatta anche una lite tra iraniani e attiviste.
A Roma, la manifestazione si è snodata nel centro città, passando davanti al Colosseo. Slogan come "Consenso sì, Bongiorno no" e "Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni" sono stati scanditi dai partecipanti, tra cui numerose famiglie con bambini. Le attiviste hanno indirizzato il loro messaggio direttamente alla premier Giorgia Meloni: "Meloni, ci senti? Siamo noi l'opposizione a un governo misogino, razzista e guerrafondaio". Non sono mancati momenti di tensione: un gruppo di manifestanti iraniani ha esposto il cartello "Sì alla guerra per il salvataggio del popolo iraniano", provocando la reazione delle attiviste presenti, che hanno ribadito la natura pacifista del corteo.
Al centro delle critiche, il disegno di legge Bongiorno, che prevede modifiche alla normativa sulla violenza sessuale. Secondo il movimento, queste novità avrebbero conseguenze molto gravi e rappresenterebbero un tentativo dell’attuale governo di smantellare le conquiste ottenute nel contrasto alla violenza di genere, contribuendo a relegare le donne a una condizione di subalternità nella società. Tra i partecipanti a Roma anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, che ha definito questo 8 marzo "una giornata di lotta", sottolineando la mancanza di azioni concrete da parte di un governo guidato da una donna.
In altre città italiane sono state organizzate manifestazioni altrettanto partecipate. A Milano, migliaia di persone hanno preso parte al corteo, durante il quale è stato esposto un grande poster sul palazzo del Consiglio regionale con la scritta "Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo". Un'immagine di Donald Trump rovesciata con la frase "Make Fascists Afraid Again" è apparsa su una vetrina. Gli slogan lanciati dai manifestanti hanno spaziato dalla difesa delle donne alla critica di misure come le "zone rosse" e le deportazioni.
Anche Napoli è scesa in strada con determinazione: qui, oltre al tema della violenza di genere, è stata sollevata la questione dell’America’s Cup e delle grandi opere. A Trieste, 1.500 persone hanno partecipato al corteo; prima dell’inizio della manifestazione, tredici fazzoletti fucsia sono stati legati alla ringhiera del giardino di piazza Hortis, in memoria delle vittime di violenza dall’inizio dell’anno. Secondo i dati diffusi dall'Osservatorio del movimento, si contano già tredici morti legate alla violenza di genere nel 2026: dieci femminicidi, un suicidio di una ragazza trans e due casi ancora al vaglio. La vittima più giovane aveva appena 14 anni, mentre la più anziana ne aveva 85.
Il grido del movimento femminista ha riecheggiato lungo tutta l’Italia: non una rivendicazione isolata ma un forte richiamo a una trasformazione sociale contro le disuguaglianze e l’oppressione di genere. I numeri dei femminicidi—84 nel 2025 e 99 nel 2024—gettano un’ombra inquietante sullo stato dei diritti delle donne in Italia e amplificano l’urgenza di risposte concrete.
Festa della Donna, il grido delle donne nei cortei di tutta Italia
Il grido "Disarmiamo guerra e patriarcato" ha unito sessanta piazze italiane nella giornata dell’8 marzo, per la Festa delle Donne. La mobilitazione, promossa dal movimento femminista e transfemminista "Non una di meno", ha messo al centro della protesta le politiche governative contro la violenza di genere, l'opposizione alla guerra in Iran e la richiesta di fermare il ddl Bongiorno, accusato di mettere in pericolo i diritti conquistati dalle donne.A Roma, la manifestazione si è snodata nel centro città, passando davanti al Colosseo. Slogan come "Consenso sì, Bongiorno no" e "Abbiamo il governo più antifemminista degli ultimi 80 anni" sono stati scanditi dai partecipanti, tra cui numerose famiglie con bambini. Le attiviste hanno indirizzato il loro messaggio direttamente alla premier Giorgia Meloni: "Meloni, ci senti? Siamo noi l'opposizione a un governo misogino, razzista e guerrafondaio". Non sono mancati momenti di tensione: un gruppo di manifestanti iraniani ha esposto il cartello "Sì alla guerra per il salvataggio del popolo iraniano", provocando la reazione delle attiviste presenti, che hanno ribadito la natura pacifista del corteo.
Al centro delle critiche, il disegno di legge Bongiorno, che prevede modifiche alla normativa sulla violenza sessuale. Secondo il movimento, queste novità avrebbero conseguenze molto gravi e rappresenterebbero un tentativo dell’attuale governo di smantellare le conquiste ottenute nel contrasto alla violenza di genere, contribuendo a relegare le donne a una condizione di subalternità nella società. Tra i partecipanti a Roma anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, che ha definito questo 8 marzo "una giornata di lotta", sottolineando la mancanza di azioni concrete da parte di un governo guidato da una donna.
In altre città italiane sono state organizzate manifestazioni altrettanto partecipate. A Milano, migliaia di persone hanno preso parte al corteo, durante il quale è stato esposto un grande poster sul palazzo del Consiglio regionale con la scritta "Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo". Un'immagine di Donald Trump rovesciata con la frase "Make Fascists Afraid Again" è apparsa su una vetrina. Gli slogan lanciati dai manifestanti hanno spaziato dalla difesa delle donne alla critica di misure come le "zone rosse" e le deportazioni.
Anche Napoli è scesa in strada con determinazione: qui, oltre al tema della violenza di genere, è stata sollevata la questione dell’America’s Cup e delle grandi opere. A Trieste, 1.500 persone hanno partecipato al corteo; prima dell’inizio della manifestazione, tredici fazzoletti fucsia sono stati legati alla ringhiera del giardino di piazza Hortis, in memoria delle vittime di violenza dall’inizio dell’anno. Secondo i dati diffusi dall'Osservatorio del movimento, si contano già tredici morti legate alla violenza di genere nel 2026: dieci femminicidi, un suicidio di una ragazza trans e due casi ancora al vaglio. La vittima più giovane aveva appena 14 anni, mentre la più anziana ne aveva 85.
Il grido del movimento femminista ha riecheggiato lungo tutta l’Italia: non una rivendicazione isolata ma un forte richiamo a una trasformazione sociale contro le disuguaglianze e l’oppressione di genere. I numeri dei femminicidi—84 nel 2025 e 99 nel 2024—gettano un’ombra inquietante sullo stato dei diritti delle donne in Italia e amplificano l’urgenza di risposte concrete.

