Emergono nuovi dettagli investigativi sull’organizzazione interna del clan Fezza-De Vivo di Pagani, con particolare riferimento alla gestione economica del gruppo durante la latitanza di uno dei suoi presunti esponenti di vertice come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno figura Vincenzo Petranovic, 31 anni, ritenuto dagli inquirenti elemento di rilievo del sodalizio. Secondo quanto ricostruito, anche dopo essere sfuggito al maxi blitz dell’11 settembre 2025, l’uomo avrebbe continuato per circa due mesi a gestire le risorse finanziarie del clan, occupandosi della distribuzione periodica di denaro agli affiliati.
All’interno di questo supporto manoscritto compare una sezione esplicitamente intitolata “stipendi”, nella quale sarebbero riportati nominativi, soprannomi e cifre in denaro riconducibili ai componenti del gruppo. Le somme annotate oscillano, secondo quanto emerge, tra i mille e i cinquemila euro, configurando una vera e propria rendicontazione delle uscite economiche del clan.
Gli investigatori ritengono che tali appunti costituiscano un riscontro concreto della funzione di gestione della “cassa” svolta dal 31enne, con indicazioni che rimandano all’organigramma dell’organizzazione. Tra i nomi figurerebbero anche cognomi già noti alle cronache giudiziarie locali, oltre a alias e riferimenti ancora oggetto di approfondimento.
Alcune parti del documento risultano parzialmente oscurate o non immediatamente riconducibili a soggetti identificati, elemento che ha portato all’apertura di ulteriori filoni investigativi paralleli. L’analisi delle annotazioni, infatti, lascia ipotizzare una gestione sistematica dei pagamenti, distribuiti nel tempo e organizzati secondo criteri interni al gruppo.
Sul piano giudiziario, Petranovic risulta tra i circa 60 imputati per i quali è stato disposto il giudizio immediato nell’ambito dell’inchiesta sul clan paganese. Nei suoi confronti pendono accuse di associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti, con un ruolo di collegamento tra l’Agro nocerino-sarnese e l’area napoletana.
Parallelamente, la Direzione distrettuale antimafia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ad altri 46 soggetti, attualmente non sottoposti a misure cautelari, ma comunque coinvolti a vario titolo nell’inchiesta.
Il materiale sequestrato e le ulteriori attività istruttorie in corso saranno ora determinanti per chiarire in modo definitivo ruoli, responsabilità e assetti organizzativi di un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe continuato a operare anche durante la fase di latitanza dei suoi esponenti principali.
Al centro dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno figura Vincenzo Petranovic, 31 anni, ritenuto dagli inquirenti elemento di rilievo del sodalizio. Secondo quanto ricostruito, anche dopo essere sfuggito al maxi blitz dell’11 settembre 2025, l’uomo avrebbe continuato per circa due mesi a gestire le risorse finanziarie del clan, occupandosi della distribuzione periodica di denaro agli affiliati.
Clan paganese, la contabilità segreta nella latitanza
Determinanti, ai fini delle indagini, i materiali sequestrati al momento dell’arresto, avvenuto il 3 novembre scorso a Baranzate, nell’area metropolitana di Milano, da parte dei carabinieri. Nell’appartamento utilizzato come rifugio sono stati rinvenuti dispositivi elettronici, denaro contante e documentazione cartacea, tra cui un quaderno ritenuto di particolare interesse investigativo.All’interno di questo supporto manoscritto compare una sezione esplicitamente intitolata “stipendi”, nella quale sarebbero riportati nominativi, soprannomi e cifre in denaro riconducibili ai componenti del gruppo. Le somme annotate oscillano, secondo quanto emerge, tra i mille e i cinquemila euro, configurando una vera e propria rendicontazione delle uscite economiche del clan.
Gli investigatori ritengono che tali appunti costituiscano un riscontro concreto della funzione di gestione della “cassa” svolta dal 31enne, con indicazioni che rimandano all’organigramma dell’organizzazione. Tra i nomi figurerebbero anche cognomi già noti alle cronache giudiziarie locali, oltre a alias e riferimenti ancora oggetto di approfondimento.
Alcune parti del documento risultano parzialmente oscurate o non immediatamente riconducibili a soggetti identificati, elemento che ha portato all’apertura di ulteriori filoni investigativi paralleli. L’analisi delle annotazioni, infatti, lascia ipotizzare una gestione sistematica dei pagamenti, distribuiti nel tempo e organizzati secondo criteri interni al gruppo.
Sul piano giudiziario, Petranovic risulta tra i circa 60 imputati per i quali è stato disposto il giudizio immediato nell’ambito dell’inchiesta sul clan paganese. Nei suoi confronti pendono accuse di associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti, con un ruolo di collegamento tra l’Agro nocerino-sarnese e l’area napoletana.
Parallelamente, la Direzione distrettuale antimafia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ad altri 46 soggetti, attualmente non sottoposti a misure cautelari, ma comunque coinvolti a vario titolo nell’inchiesta.
Il materiale sequestrato e le ulteriori attività istruttorie in corso saranno ora determinanti per chiarire in modo definitivo ruoli, responsabilità e assetti organizzativi di un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe continuato a operare anche durante la fase di latitanza dei suoi esponenti principali.

