Viale degli Aceri non porterà più il nome di Federico De Filippis. La decisione arriva direttamente dalla famiglia del compianto sovrintendente scolastico della Regione Campania e sindaco di Cava de’ Tirreni, che in una lettera al sindaco Vincenzo Servalli ha comunicato la rinuncia al prestigioso riconoscimento come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Nella missiva, la famiglia De Filippis evidenzia i valori di Federico, ribadendo che «si è sempre adoperato affinché la concordia prevalesse sull’odio, sulle invidie e sulle bassezze umane». La rinuncia all’intitolazione viene descritta non come una resa, ma come «la vittoria della dignità sulle miserie umane, delle persone perbene su coloro che hanno perso il senso dell’essere comunità». La vicenda, concludono i figli, ha rappresentato per loro una nuova consapevolezza, «ricordandoci che esiste una realtà parallela in cui essere brave persone è considerato un difetto, una debolezza».
Cava de’ Tirreni, la famiglia De Filippis rinuncia all’intitolazione di una strada
Antonella, Pierfederico e Alfonsina De Filippis spiegano di aver riflettuto a lungo sull’intitolazione, anche alla luce delle iniziative di opposizione che si sono sviluppate negli ultimi tempi, tra cui la costituzione di un comitato cittadino e la raccolta di firme per la revoca della decisione. «Abbiamo compreso che nostro padre, che tanto ha amato e tanto ha fatto per la nostra città, non ne sarebbe felice», scrivono i figli, sottolineando come non vogliano che il nome del loro genitore «venga strumentalizzato» o offuscato da «persone e comitati mossi da motivazioni incomprensibili».Nella missiva, la famiglia De Filippis evidenzia i valori di Federico, ribadendo che «si è sempre adoperato affinché la concordia prevalesse sull’odio, sulle invidie e sulle bassezze umane». La rinuncia all’intitolazione viene descritta non come una resa, ma come «la vittoria della dignità sulle miserie umane, delle persone perbene su coloro che hanno perso il senso dell’essere comunità». La vicenda, concludono i figli, ha rappresentato per loro una nuova consapevolezza, «ricordandoci che esiste una realtà parallela in cui essere brave persone è considerato un difetto, una debolezza».

