La Regione Campania ha notificato alle Fonderie Pisano un formale preavviso di diniego relativo al rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per lo stabilimento di via dei Greci, nel quartiere Fratte come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
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Il documento, composto da nove pagine di contenuto tecnico-amministrativo, sintetizza le valutazioni espresse in sede di conferenza dei servizi e assegna all’azienda un termine di dieci giorni per presentare eventuali osservazioni difensive. La scadenza è fissata al 12 marzo.
Un punto centrale riguarda la tipologia dei forni utilizzati nello stabilimento, in prevalenza cubilotti a vento freddo. Secondo le valutazioni tecniche riportate nel preavviso, alcune delle tecniche richieste per l’abbattimento degli inquinanti non risulterebbero applicabili proprio in ragione della configurazione impiantistica adottata. Tale circostanza viene ricondotta a una scelta industriale dell’azienda e non a un’impossibilità oggettiva di adeguamento. La Regione ritiene pertanto che la mancata implementazione delle Bat non sia adeguatamente giustificata sul piano tecnico.
Ulteriori rilievi riguardano gli interventi prospettati dall’azienda per il potenziamento dei sistemi di filtrazione e controllo delle emissioni. Secondo gli enti coinvolti, tali misure avrebbero carattere programmatico e non garantirebbero, allo stato attuale, una verifica continuativa e immediata del rispetto dei parametri minimi previsti. L’efficacia degli interventi sarebbe subordinata a modifiche future, rendendo non dimostrabile, in fase autorizzativa, la piena conformità ai limiti emissivi.
Nel documento viene inoltre richiamato il parere sfavorevole espresso dall’Arpac, con particolare riferimento alla presenza, nelle schede di sicurezza delle materie prime, di sostanze classificate come pericolose, tra cui la formaldeide, indicata con potenziale cancerogeno. L’agenzia ambientale ha anche evidenziato carenze nella gestione delle problematiche odorifere, segnalando l’assenza di una sistematica raccolta e analisi delle segnalazioni provenienti da residenti e associazioni. La normativa prevede infatti che la valutazione dell’impatto olfattivo includa anche la percezione della popolazione, quale elemento territoriale non sostituibile con soli sopralluoghi tecnici.
Sul fronte occupazionale, si è svolto un confronto in Regione tra le rappresentanze sindacali aziendali, affiancate da Fiom e Cgil di Salerno, e gli assessori regionali competenti per Attività produttive, Lavoro e Ambiente. Al centro del dialogo la richiesta di delocalizzazione dell’impianto in un’area industriale della provincia, con un progetto di fonderia a minore impatto ambientale, e la garanzia della continuità lavorativa per le maestranze. L’eventuale diniego definitivo dell’Aia determinerebbe infatti l’interruzione dell’attività produttiva nel sito attuale, con ricadute dirette sui livelli occupazionali. Gli esponenti della giunta hanno manifestato disponibilità ad approfondire il progetto alternativo e a seguire l’evoluzione della vertenza.
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Il documento, composto da nove pagine di contenuto tecnico-amministrativo, sintetizza le valutazioni espresse in sede di conferenza dei servizi e assegna all’azienda un termine di dieci giorni per presentare eventuali osservazioni difensive. La scadenza è fissata al 12 marzo.
Fonderie Pisano, svolta decisiva: la Regione nega il rinnovo dell’autorizzazione
Il provvedimento trae origine dall’esito negativo del riesame dell’Aia, motivato principalmente dal mancato adeguamento alle cosiddette Bat conclusions, ovvero alle migliori tecniche disponibili previste dalla normativa europea in materia ambientale. Secondo quanto riportato nell’atto regionale, sarebbero oltre dieci le prescrizioni tecniche non rispettate dall’impianto di Fratte. Tra queste figurano il mancato raggiungimento dei livelli minimi stabiliti per le emissioni in atmosfera, l’assenza di un trattamento meccanico preliminare finalizzato al recupero e al riciclo di scorie e residui metallici, nonché l’inadeguatezza delle misure di contenimento di diossine e furani.Un punto centrale riguarda la tipologia dei forni utilizzati nello stabilimento, in prevalenza cubilotti a vento freddo. Secondo le valutazioni tecniche riportate nel preavviso, alcune delle tecniche richieste per l’abbattimento degli inquinanti non risulterebbero applicabili proprio in ragione della configurazione impiantistica adottata. Tale circostanza viene ricondotta a una scelta industriale dell’azienda e non a un’impossibilità oggettiva di adeguamento. La Regione ritiene pertanto che la mancata implementazione delle Bat non sia adeguatamente giustificata sul piano tecnico.
Ulteriori rilievi riguardano gli interventi prospettati dall’azienda per il potenziamento dei sistemi di filtrazione e controllo delle emissioni. Secondo gli enti coinvolti, tali misure avrebbero carattere programmatico e non garantirebbero, allo stato attuale, una verifica continuativa e immediata del rispetto dei parametri minimi previsti. L’efficacia degli interventi sarebbe subordinata a modifiche future, rendendo non dimostrabile, in fase autorizzativa, la piena conformità ai limiti emissivi.
Nel documento viene inoltre richiamato il parere sfavorevole espresso dall’Arpac, con particolare riferimento alla presenza, nelle schede di sicurezza delle materie prime, di sostanze classificate come pericolose, tra cui la formaldeide, indicata con potenziale cancerogeno. L’agenzia ambientale ha anche evidenziato carenze nella gestione delle problematiche odorifere, segnalando l’assenza di una sistematica raccolta e analisi delle segnalazioni provenienti da residenti e associazioni. La normativa prevede infatti che la valutazione dell’impatto olfattivo includa anche la percezione della popolazione, quale elemento territoriale non sostituibile con soli sopralluoghi tecnici.
Sul fronte occupazionale, si è svolto un confronto in Regione tra le rappresentanze sindacali aziendali, affiancate da Fiom e Cgil di Salerno, e gli assessori regionali competenti per Attività produttive, Lavoro e Ambiente. Al centro del dialogo la richiesta di delocalizzazione dell’impianto in un’area industriale della provincia, con un progetto di fonderia a minore impatto ambientale, e la garanzia della continuità lavorativa per le maestranze. L’eventuale diniego definitivo dell’Aia determinerebbe infatti l’interruzione dell’attività produttiva nel sito attuale, con ricadute dirette sui livelli occupazionali. Gli esponenti della giunta hanno manifestato disponibilità ad approfondire il progetto alternativo e a seguire l’evoluzione della vertenza.

