La Cassazione stabilisce che l’assegno di divorzio può essere revocato se il coniuge è economicamente autosufficiente e non ha dimostrato sacrifici durante il matrimonio.
Assegno di divorzio, la Cassazione: non è più una pensione a vita, ecco le novità
Una sentenza della Corte di Cassazione segna una svolta nel diritto di famiglia: l’assegno di divorzio non è più garantito a vita e può essere revocato se il coniuge beneficiario è economicamente autosufficiente.
Il caso esaminato dalla sentenza n. 1999 del 29 gennaio 2026 riguarda un uomo che chiedeva la revoca dell’assegno di 350 euro mensili all’ex moglie, ormai titolare di un reddito annuo di circa 20mila euro. La Cassazione ha respinto il ricorso della donna, stabilendo che la semplice disparità di reddito tra ex coniugi non è sufficiente a giustificare il pagamento.
Secondo gli esperti, come sottolineato dall’avvocato Gian Ettore Gassani, la pronuncia rappresenta un “giro di vite” per evitare un riconoscimento automatico dell’assegno divorzile: per continuare a riceverlo, il coniuge deve dimostrare il sacrificio concreto sopportato durante il matrimonio a favore dell’altro, in ambito umano, professionale, economico e sociale. La decisione ribadisce che l’assegno di divorzio ha finalità compensative e non può essere considerato una pensione a vita, introducendo criteri più rigorosi per la sua attribuzione.

