Le prime Case di Comunità della provincia di Salerno stanno aprendo i battenti, ma emergono già i primi segnali di difficoltà organizzativa. La FP CGIL Salerno ha sollecitato l’Azienda Sanitaria Locale a instaurare un confronto immediato con le organizzazioni sindacali per garantire un avvio sostenibile delle strutture.
La FP CGIL chiede l’assegnazione stabile di personale dedicato: infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e figure amministrative devono essere collocati nelle Case di Comunità tramite procedure interne chiare, evitando di indebolire altri servizi già carenti. Capezzuto evidenzia anche la necessità di stabilizzare i lavoratori a tempo determinato e con contratto 15-octies, «professionisti che conoscono il territorio e i suoi bisogni, ai quali l’Azienda deve fornire risposte certe».
Al momento, delle 33 strutture previste in provincia, solo alcune hanno aperto, rendendo cruciale una programmazione seria fin dalle prime fasi. «Il momento per costruire una strategia efficace è adesso, prima che le criticità diventino strutturali e difficili da correggere. La FP CGIL è pronta al dialogo e disponibile a fare la propria parte», conclude Capezzuto.
Il richiamo del sindacato evidenzia come l’avvio delle Case di Comunità, pur accolto con favore per il rafforzamento della medicina territoriale, debba essere accompagnato da organizzazione stabile, personale dedicato e tutele contrattuali, per garantire la qualità dei servizi e la sicurezza dei cittadini.
Case di Comunità, FP CGIL Salerno chiede confronto all’Asl
Secondo Antonio Capezzuto, Segretario Generale della FP CGIL Salerno, le Case di Comunità rappresentano una risposta concreta alle esigenze del territorio, rafforzando la medicina di prossimità e riducendo il ricorso al Pronto Soccorso. Tuttavia, sottolinea Capezzuto, la riforma rischia di non funzionare se l’apertura delle strutture viene gestita attingendo al personale già impegnato nei servizi distrettuali, con spostamenti improvvisati e straordinari non concordati. «Saremmo di fronte a una gestione che non regge né sul piano organizzativo né su quello contrattuale, dal momento che non risulta alcun confronto sindacale come previsto dal CCNL», afferma.La FP CGIL chiede l’assegnazione stabile di personale dedicato: infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e figure amministrative devono essere collocati nelle Case di Comunità tramite procedure interne chiare, evitando di indebolire altri servizi già carenti. Capezzuto evidenzia anche la necessità di stabilizzare i lavoratori a tempo determinato e con contratto 15-octies, «professionisti che conoscono il territorio e i suoi bisogni, ai quali l’Azienda deve fornire risposte certe».
Al momento, delle 33 strutture previste in provincia, solo alcune hanno aperto, rendendo cruciale una programmazione seria fin dalle prime fasi. «Il momento per costruire una strategia efficace è adesso, prima che le criticità diventino strutturali e difficili da correggere. La FP CGIL è pronta al dialogo e disponibile a fare la propria parte», conclude Capezzuto.
Il richiamo del sindacato evidenzia come l’avvio delle Case di Comunità, pur accolto con favore per il rafforzamento della medicina territoriale, debba essere accompagnato da organizzazione stabile, personale dedicato e tutele contrattuali, per garantire la qualità dei servizi e la sicurezza dei cittadini.

