Il cardiologo che si è dimesso dopo il caso di Domenico Caliendo non sapeva nulla della missione più cruciale per salvargli la vita: "Io all'oscuro di tutto, nessuno mi ha informato", ha dichiarato.
Questa grave mancanza di comunicazione ha spinto Giuseppe Limongelli, cardiologo responsabile della gestione delle funzioni pre-trapianto, a presentare le proprie dimissioni da tale incarico, mantenendo però il ruolo di primario al Monaldi. Si tratta dello stesso Limongelli che risulta il primo testimone nell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico e che ha recentemente fornito dichiarazioni durante un’audizione di tre ore nell’ambito delle indagini relative ai fatti accaduti tra Bolzano e Napoli. Affidandosi al legale Gennaro Razzino, Limongelli ha deciso di chiarire pubblicamente le ragioni dietro la sua scelta di dimettersi, in risposta al clamore provocato dalla notizia.
Il professor Giuseppe Limongelli, responsabile dell’unità di malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi (Azienda dei Colli), aveva curato il piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto. Attraverso il suo legale, ha puntualizzato che non gli è stata fornita alcuna informazione dal team responsabile delle fasi chirurgiche e post-chirurgiche del trapianto pediatrico. Un'assenza totale di aggiornamenti in merito agli sviluppi cruciali dell’intervento l'ha portato a dimettersi immediatamente dalla propria funzione di riferimento per la gestione cardiologica preoperatoria.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci, sembra aver trovato un punto critico nella testimonianza del medico interno al Monaldi. Emergono infatti elementi che indicano un “vuoto informativo”. Pare che il cardiologo Limongelli, nonostante fosse stato responsabile della complessa fase pre-trapianto, non fosse stato messo al corrente del passo decisivo intrapreso lo scorso 23 dicembre. Secondo quanto riportato da Il Mattino, Limongelli sarebbe venuto a conoscenza dell’esito drammatico dell’intervento di espianto e trapianto soltanto il giorno successivo, quando il piccolo era già stato sottoposto all’Ecmo in condizioni critiche.
Domenico Caliendo, il cardiologo dimissionario non sapeva nulla
Nonostante avesse seguito il caso del piccolo Domenico Caliendo per mesi, fino a pochi giorni prima dell’intervento, il cardiologo si è ritrovato escluso da ogni comunicazione sulla missione a Bolzano. Non è stato informato su una decisione che avrebbe segnato una svolta fondamentale nella vita del giovane paziente: la possibilità di ottenere un cuore donato, di organizzare un trapianto in Alto Adige e di assicurare al bambino un nuovo organo vitale.Questa grave mancanza di comunicazione ha spinto Giuseppe Limongelli, cardiologo responsabile della gestione delle funzioni pre-trapianto, a presentare le proprie dimissioni da tale incarico, mantenendo però il ruolo di primario al Monaldi. Si tratta dello stesso Limongelli che risulta il primo testimone nell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico e che ha recentemente fornito dichiarazioni durante un’audizione di tre ore nell’ambito delle indagini relative ai fatti accaduti tra Bolzano e Napoli. Affidandosi al legale Gennaro Razzino, Limongelli ha deciso di chiarire pubblicamente le ragioni dietro la sua scelta di dimettersi, in risposta al clamore provocato dalla notizia.
Il professor Giuseppe Limongelli, responsabile dell’unità di malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi (Azienda dei Colli), aveva curato il piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto. Attraverso il suo legale, ha puntualizzato che non gli è stata fornita alcuna informazione dal team responsabile delle fasi chirurgiche e post-chirurgiche del trapianto pediatrico. Un'assenza totale di aggiornamenti in merito agli sviluppi cruciali dell’intervento l'ha portato a dimettersi immediatamente dalla propria funzione di riferimento per la gestione cardiologica preoperatoria.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci, sembra aver trovato un punto critico nella testimonianza del medico interno al Monaldi. Emergono infatti elementi che indicano un “vuoto informativo”. Pare che il cardiologo Limongelli, nonostante fosse stato responsabile della complessa fase pre-trapianto, non fosse stato messo al corrente del passo decisivo intrapreso lo scorso 23 dicembre. Secondo quanto riportato da Il Mattino, Limongelli sarebbe venuto a conoscenza dell’esito drammatico dell’intervento di espianto e trapianto soltanto il giorno successivo, quando il piccolo era già stato sottoposto all’Ecmo in condizioni critiche.

