Si è concluso con una condanna a 6 anni e 9 mesi di reclusione il processo di primo grado a carico di un padre e di un figlio, ritenuti responsabili di una violenta aggressione ai danni di una coppia di coniugi a Calvanico. Il Tribunale di Nocera Inferiore, primo collegio, ha riconosciuto la colpevolezza degli imputati per tentata estorsione e lesioni personali aggravate dall’uso di uno strumento atto ad offendere, disponendo inoltre una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro in favore delle parti civili come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
L’uomo, dopo essere stato colpito più volte, sarebbe stato lasciato in un crepaccio, riportando una frattura scomposta dell’ulna sinistra, giudicata guaribile in 30 giorni, oltre ad altre lesioni. La donna ha riportato un trauma contusivo alla spalla sinistra. Le certificazioni mediche, acquisite agli atti, hanno documentato la gravità delle conseguenze fisiche subite dalla coppia.
Dalle indagini avviate a seguito della denuncia presentata dalle persone offese e condotte dai carabinieri, è emerso che gli imputati avrebbero anche intimato ai coniugi di non transitare più in quella zona, accusando i loro cani di essere responsabili della morte di alcuni capi di bestiame. Nel corso dell’episodio sarebbe stata inoltre avanzata la richiesta di 100 euro quale presunto risarcimento per il danno subito al gregge. Anche questa circostanza, secondo quanto emerso nel processo, non ha trovato riscontri probatori, ma ha contribuito alla contestazione del reato di tentata estorsione.
Il procedimento si è svolto dinanzi al Tribunale di Nocera Inferiore, competente per territorio dopo la riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie. Le parti civili sono state assistite dall’avvocato Luigi Palmieri.
Con la pronuncia di condanna si chiude il primo grado di giudizio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi; solo allora sarà possibile analizzare nel dettaglio le argomentazioni del collegio giudicante. Gli imputati potranno proporre impugnazione dinanzi alla Corte d’Appello.
Calvanico, coniugi aggrediti a bastonate per presunte pecore sbranate
I fatti risalgono al 2021 e si collocano in un’area rurale del territorio comunale di Calvanico. Secondo la ricostruzione accolta in sentenza, i due imputati avrebbero aggredito marito e moglie lungo un sentiero di campagna, colpendoli ripetutamente con un bastone lungo 114 centimetri. Alla base dell’azione violenta vi sarebbe stata la convinzione, mai dimostrata nel corso dell’istruttoria dibattimentale, che il cane delle vittime avesse sbranato alcune pecore appartenenti al gregge dei due pastori.L’uomo, dopo essere stato colpito più volte, sarebbe stato lasciato in un crepaccio, riportando una frattura scomposta dell’ulna sinistra, giudicata guaribile in 30 giorni, oltre ad altre lesioni. La donna ha riportato un trauma contusivo alla spalla sinistra. Le certificazioni mediche, acquisite agli atti, hanno documentato la gravità delle conseguenze fisiche subite dalla coppia.
Dalle indagini avviate a seguito della denuncia presentata dalle persone offese e condotte dai carabinieri, è emerso che gli imputati avrebbero anche intimato ai coniugi di non transitare più in quella zona, accusando i loro cani di essere responsabili della morte di alcuni capi di bestiame. Nel corso dell’episodio sarebbe stata inoltre avanzata la richiesta di 100 euro quale presunto risarcimento per il danno subito al gregge. Anche questa circostanza, secondo quanto emerso nel processo, non ha trovato riscontri probatori, ma ha contribuito alla contestazione del reato di tentata estorsione.
Il procedimento si è svolto dinanzi al Tribunale di Nocera Inferiore, competente per territorio dopo la riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie. Le parti civili sono state assistite dall’avvocato Luigi Palmieri.
Con la pronuncia di condanna si chiude il primo grado di giudizio. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi; solo allora sarà possibile analizzare nel dettaglio le argomentazioni del collegio giudicante. Gli imputati potranno proporre impugnazione dinanzi alla Corte d’Appello.

