Gli immobili realizzati abusivamente in area archeologica a Paestum non possono essere regolarizzati. A sancirlo in via definitiva è una sentenza del Consiglio di Stato, che ha chiuso una controversia giudiziaria protrattasi per oltre quarant’anni e riguardante un fabbricato sorto in località Licinella, nel territorio comunale di Capaccio Paestum.
Abusi edilizi in area archeologica a Paestum: stop definitivo alla sanatoria
Come riportato da StileTv la vicenda prende avvio nel 1979, quando su un terreno privo di autorizzazioni venne costruito un edificio composto da sei unità abitative al piano terra. Ogni appartamento era dotato di camera, angolo cottura, servizi igienici e spazi esterni di pertinenza.
Nel 1986 la proprietaria dell’immobile presentò al Comune una domanda di concessione edilizia in sanatoria, limitata a due sole unità abitative. Con il passaggio di proprietà e il subentro degli eredi, all’inizio degli anni Duemila i comproprietari integrarono l’istanza di condono, depositando ulteriore documentazione presso gli uffici comunali di Capaccio Paestum.
L’amministrazione, tuttavia, respinse la richiesta, ritenendo le opere non sanabili in quanto realizzate in un’area sottoposta a vincolo archeologico.
Il no del Tar e del Consiglio di Stato
Contro il diniego del Comune fu presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Il Tar respinse l’istanza, riconoscendo la correttezza dell’operato dell’ente e ribadendo l’insanabilità degli interventi edilizi, sottolineando anche il pregiudizio arrecato alla piena fruizione del Parco archeologico di Paestum, riconosciuto come patrimonio mondiale dell’Unesco.
La decisione è stata ora definitivamente confermata dal Consiglio di Stato, Sezione Settima, che ha respinto l’appello, chiudendo in modo definitivo la vicenda.

