Quali sono le famiglie di camorra più potenti in provincia di Avellino? Lo spiega la Direzione Investigativa Antimafia con la relazione semestrale sull’attività dei clan della criminalità organizzata in Italia relativa al periodo che va da luglio al dicembre del 2019. Ad Avellino e in provincia operano sodalizi ben radicati nel territorio, alcuni dei quali hanno esportato i loro sistemi criminali in altre aree campane e di altre regioni. Per la loro crescita e affermazione nel territorio un apporto significativo è venuto dai rapporti con esponenti delle pubbliche amministrazioni. Le indagini confermano che la detenzione dei vertici dei gruppi storici non ha determinato il loro scompaginamento. Piuttosto, avrebbero preso spazio altre figure, già inserite in quei clan, il cui modus operandi riflette l’immagine di una camorra moderna, mimetizzata, silenziosa, che sembra prediligere un basso profilo, orientandosi nelle attività imprenditoriali e finanziarie, nelle infiltrazioni degli Enti locali e degli appalti pubblici.
Famiglie di camorra più potenti ad Avellino e provincia, la relazione Dia luglio – dicembre 2019
Una conferma è data dall’operazione “Partenio 2.0”dei Carabinieri, che ha riguardato una nuova organizzazione criminale, denominata NUOVO clan PARTENIO, evoluzione del clan GENOVESE di Avellino, i cui capi, condannati all’ergastolo, sono reclusi dal febbraio 2001. Al vertice del NUOVO clan PARTENIO figurano due fratelli, già elementi di spicco della famiglia GENOVESE, intorno ai quali si sono aggregati pregiudicati della zona di Mercogliano e alcuni ex affiliati al clan CAVA di Quindici.
Il neo sodalizio controlla un’ampia parte del territorio avellinese, tramite fedeli capi zona, aree in cui è stata accertata un’intensa attività estorsiva e usuraria. Sono state indagate anche altre persone, ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, finalizzata, tra l’altro, al condizionamento di aste immobiliari e allo scambio elettorale politico-mafioso. Quanto al primo reato, gli indagati si sarebbero infiltrati in alcune aste immobiliari, tramite prestanome e società “di comodo”, con sede in Campania e nel Lazio (sottoposte a sequestro da militari dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza), avvalendosi della complicità di professionisti, avvocati e broker, ma anche impiegati di banca e consulenti finanziari, il cui contributo si è rivelato essenziale per la riuscita delle operazioni illecite. Quanto alla seconda fattispecie, la contestazione riguarda l’aver favorito l’elezione di un amministratore locale, appartenente alla famiglia dell’ex boss del clan GENOVESE. Appaiono emblematici delle tensioni in atto nella provincia alcuni attentati in danno di imprenditori e atti intimidatori nei confronti di rappresentanti istituzionali, tra cui quello verificatosi il 25 settembre, a Casalbore ai danni di un consigliere comunale.

