Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, la controversia legata agli interventi sulla falesia di Cala del Cefalo, in località Mingardo, approda al Consiglio di Stato e segna un nuovo passaggio in una vicenda che da mesi divide istituzioni, associazioni e comunità locale. Nella mattinata di ieri si è infatti svolta l’udienza relativa al giudizio di appello promosso dal Comune di Camerota contro il Ministero della Cultura, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e le associazioni Italia Nostra e Per un Comune Migliore.
Cala del Cefalo, il caso delle esplosioni arriva al Consiglio di Stato
Al centro del procedimento c’è la sentenza del Tar di Salerno del 2024, con la quale era stato respinto il ricorso presentato dall’amministrazione comunale contro i provvedimenti di sospensione e interdizione dei lavori adottati dalla Soprintendenza. Tali atti facevano riferimento all’ordinanza firmata dal sindaco di Camerota, Mario Scarpitta, che disponeva il brillamento del costone roccioso e della falesia nell’area di Cala del Cefalo, uno dei tratti più delicati e vincolati del litorale cilentano.
La vicenda ha assunto fin dall’inizio una rilevanza che va oltre il singolo intervento tecnico.
Secondo quanto sostenuto dalla Soprintendenza e ribadito nel corso del contenzioso amministrativo, l’ordinanza comunale sarebbe stata adottata in assenza dei necessari poteri e senza l’acquisizione dei pareri paesaggistici e ambientali previsti dalla normativa vigente, anche in presenza di situazioni qualificate come di somma urgenza. Gli organi ministeriali hanno inoltre contestato l’effettiva sussistenza delle condizioni emergenziali, evidenziando come misure alternative, quali la limitazione o l’interdizione del traffico veicolare, avrebbero potuto garantire la sicurezza senza ricorrere a un intervento irreversibile su un sito sottoposto a plurimi vincoli.
La falesia di Cala del Cefalo, inserita in un contesto di particolare pregio naturalistico e riconosciuta come patrimonio di valore universale, ha subito modificazioni permanenti che hanno alimentato un ampio dibattito pubblico. L’episodio, ormai noto come quello delle “esplosioni sulla falesia”, è diventato uno dei casi più emblematici della recente storia amministrativa di Camerota, sollevando interrogativi sul rapporto tra tutela del paesaggio, gestione del rischio e competenze degli enti locali.