Cavaliere De Rosa negli ultimi giorni il Ministro Adolfo Urso è intervenuto sia a Bruxelles che in Parlamento sul futuro di Stellantis e più in generale sul comparto automotive italiano. Qual è la sua valutazione? “L’intervento del Ministro Urso ha avuto il merito di riportare il tema al centro del dibattito politico ed europeo. Ha sottolineato una verità che noi imprenditori viviamo ogni giorno. L’Italia non può permettersi di subire decisioni prese altrove senza difendere il proprio tessuto produttivo. Stellantis rappresenta una quota fondamentale del nostro sistema industriale e con essa una filiera di migliaia di fornitori italiani in larga parte piccole e medie imprese che oggi vivono un momento di crisi senza precedenti. Il problema è duplice. Da un lato abbiamo una casa madre che riduce la capacità produttiva sul territorio nazionale con stabilimenti come Mirafiori o Cassino che operano sotto potenzialità. Dall’altro Bruxelles continua a imporre vincoli ideologici come il divieto ai motori endotermici dal 2035 che rischia di spazzare via interi settori senza offrire alternative reali”.
- Lei parla di crisi della filiera. Ci spiega meglio?
Cosa si rischia se non si cambia direzione
“Si rischia un deserto industriale. Non solo la perdita di centri produttivi storici ma anche la distruzione della nostra filiera di piccole e medie imprese che rappresenta ricchezza e occupazione. Ogni auto prodotta in Italia genera lavoro non solo in fabbrica ma anche in officine trasporti logistica forniture di materiali.
E attenzione. Non si tratta di difendere il passato. Sono il primo a credere nella transizione ecologica. Ma deve essere guidata dal pragmatismo non dall’ideologia. La vera sfida è garantire una transizione che non uccida il lavoro la competitività e il know how costruito in decenni”.
Quindi la sua proposta
“Tre punti chiari.
Primo difendere gli stabilimenti italiani di Stellantis e legare eventuali incentivi a piani industriali concreti di produzione nazionale.
Secondo sostenere l’indotto con strumenti di riconversione reale e non con sussidi a pioggia.
Terzo spingere in Europa per abolire il divieto degli endotermici dal 2035 e introdurre invece la libertà tecnologica.
Solo così l’Italia potrà restare un Paese manifatturiero e non ridursi a un semplice mercato di consumo di auto prodotte altrove”.
