La realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Battipaglia–Praia a Mare è al centro di forti contestazioni, con dubbi sulla conformità rispetto al Regolamento UE 1679/2024. Secondo quanto segnalato dal movimento Italia dei Diritti De Pierro, le scelte progettuali rischiano di penalizzare territori già periferici e di generare criticità legali per lo Stato italiano.
Non solo tempi limitati: il piano RFI prevede una sola fermata per l’alta velocità a Padula, in aperta campagna, a differenza delle due interconnessioni indicate dal regolamento europeo, una a Polla e l’altra ad Atena Lucana, collegate alla linea regionale Sicignano–Lagonegro. Questa scelta, secondo gli esponenti di Italia dei Diritti, isolerebbe le aree interne degli Alburni, del Vallo di Diano e della Basilicata meridionale, privandole di collegamenti ferroviari regionali più economici e accessibili.
Anche il responsabile nazionale per la Politica Interna del movimento, Carlo Spinelli, richiama l’attenzione sul rischio di una procedura di infrazione UE e sull’impatto sociale del progetto: «Non comprendiamo perché l’Italia non rispetti le norme europee già approvate. Il risultato sarebbe una riduzione minima dei tempi di viaggio nonostante l’enorme investimento, mentre 156 mila residenti resterebbero isolati».
La polemica solleva dunque interrogativi non solo sulla funzionalità tecnica e strategica della nuova linea ad alta velocità, ma anche sulla conformità alle disposizioni comunitarie e sulle ricadute sui territori interni del Sud Italia.
Polemica sull'Alta velocità Battipaglia–Praia a Mare
A intervenire sulla vicenda è il vice segretario per Salerno, Andrea Vricella, che sottolinea come l’investimento di 10 miliardi di euro comporterebbe una riduzione dei tempi di percorrenza tra Salerno e Reggio Calabria di soli 25 minuti. «Il regolamento europeo prevede la velocizzazione a 200 km/h della tratta Salerno–Battipaglia e l’adeguamento delle linee convenzionali fino a Praia a Mare, mentre RFI ha invece previsto interventi solo sulla prima tratta, lasciando invariata la parte successiva», spiega Vricella.Non solo tempi limitati: il piano RFI prevede una sola fermata per l’alta velocità a Padula, in aperta campagna, a differenza delle due interconnessioni indicate dal regolamento europeo, una a Polla e l’altra ad Atena Lucana, collegate alla linea regionale Sicignano–Lagonegro. Questa scelta, secondo gli esponenti di Italia dei Diritti, isolerebbe le aree interne degli Alburni, del Vallo di Diano e della Basilicata meridionale, privandole di collegamenti ferroviari regionali più economici e accessibili.
Anche il responsabile nazionale per la Politica Interna del movimento, Carlo Spinelli, richiama l’attenzione sul rischio di una procedura di infrazione UE e sull’impatto sociale del progetto: «Non comprendiamo perché l’Italia non rispetti le norme europee già approvate. Il risultato sarebbe una riduzione minima dei tempi di viaggio nonostante l’enorme investimento, mentre 156 mila residenti resterebbero isolati».
La polemica solleva dunque interrogativi non solo sulla funzionalità tecnica e strategica della nuova linea ad alta velocità, ma anche sulla conformità alle disposizioni comunitarie e sulle ricadute sui territori interni del Sud Italia.

