1 maggio 2019, festa dei lavoratori. Sì, ma quali? È emergenza giovani in Italia. Secondo le stime dell'Istat in 15 anni sono oltre 600mila i posti di lavoro persi in Italia.
In 15 anni persi oltre 600mila posti di lavoro in Italia
Cinque anni di Garanzia Giovani. Oggi, 1 maggio, il programma europeo rivolto all’universo dei Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano, tra i 15 e i 29 anni, arriva al quinto giro di boa rispetto all’apertura del portale nazionale - nel 2014 - che consente di iscriversi al Piano e provare così a uscire dai margini del mercato del lavoro. Ma di Garanzia Giovani ormai non si parla quasi più. Il bilancio dell’Anpal, l’Agenzia nazionale delle politiche attive, è fermo al 28 febbraio 2019, parla di oltre 1,4 milioni di iscrizioni, al netto di tutte le cancellazioni di ufficio.
I “presi in carico” – i giovani che sono stati ricontattati dai servizi per l'impiego – sono ancora di meno, poco più di un milione. Di questi 641mila (pari al 56,9% del totale) sono stati avviati a un intervento di politica attiva: la media però nasconde forti differenze territoriali, con un tasso di copertura che al Sud scende al 45,7%, mentre nelle Regioni del Nord-Ovest si arriva al 73,9 per cento. Il tirocinio extra-curriculare è la politica maggiormente utilizzata (57,6%), seguita dagli incentivi occupazionali (24,8%). La formazione riguarda il 12,6% delle misure, mentre il 2,8% sono attività di accompagnamento. Degli oltre 640mila che hanno avviato un percorso di reinserimento, quasi 50mila si sono persi per strada: in 595.685 hanno concluso l’intervento di politica attiva e di questi poco più di 300mila (il 52,5%) hanno trovato un lavoro vero e proprio. Un lavoro che in oltre un caso su tre (39,5%) è a tempo indeterminato, nel 36,8% coincide con l’apprendistato e il 20,1% è a tempo determinato. A voler vedere il bicchiere mezzo vuoto, la maggior parte dei ragazzi registrati al programma si è persa per strada, visto che su un totale di 1,5 milioni, coloro che hanno concluso il percorso sono stati, come detto in precedenza, meno di 600mila e chi ha trovato un’occupazione rappresenta poco più di un quarto dei registrati. La maggioranza dei ragazzi, insomma, non ha visto (almeno finora) trasformarsi lo stage (la misura più gettonata) in un contratto di lavoro vero e proprio, dopo l’adesione a un programma (Garanzia Giovani) che per la prima fase - chiusa a fine 2018 - ha potuto contare su una dote di 1,5 miliardi di euro, e che proseguirà fino al 2020. I dati diffusi ieri dall’Istat ci dicono che in Italia la disoccupazione giovanile è ai minimi dal 2011, scesa a marzo al 30,2% (-1,6% rispetto a febbraio e -2,5% su base annua). Timidi segnali positivi, che però non risollevano la disastrosa situazione italiana che sullo scacchiere europeo ci vede al terzultimo posto dopo Grecia e Spagna, con un tasso di disoccupazione giovanile più che doppio rispetto alla media Ue del 14,5 per cento. E i Neet nonostante siano in calo rispetto al picco negativo del 2014 (2,41 milioni nella fascia 15-29 anni), restano oltre i 2 milioni tra gli under 30 (di cui 1,1 milioni fino ai 24 anni).



