Per la prima volta un team di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale per progettare una serie di virus. Si tratta di versioni derivate dal Phi X-174, un batteriofago capace di colpire l’Escherichia coli.
La realizzazione di un virus probabilmente non era tra gli obiettivi inizialmente associati all’intelligenza artificiale generativa. Tuttavia, nelle ultime ore la rivista scientifica Science ha pubblicato il primo studio che documenta la capacità di un sistema di intelligenza artificiale di progettare un virus partendo dall’analisi di un’enorme quantità di dati. La ricerca, intitolata Generative design of bacteriophages with genome language models, ha come primo autore Samuel H. King, ricercatore del Department of Bioengineering della Stanford University, in California.
L’introduzione dello studio chiarisce l’obiettivo raggiunto: attraverso l’intelligenza artificiale sono stati prodotti in laboratorio 16 genomi capaci di dare origine a virus batteriofagi, ovvero virus che si moltiplicano sfruttando i batteri. Gli esperimenti sono stati inoltre condotti su batteri che avevano già sviluppato resistenza nei confronti di un batteriofago presente in natura.
Si tratta di un risultato scientifico significativo. Da tempo si discute della possibilità di progettare virus attraverso l’intelligenza artificiale. Proprio nei giorni scorsi, la virologa Ilaria Capua, intervistata da The Direct, il format di Fanpage.it condotto dal direttore Francesco Cancellato, aveva sottolineato i possibili pericoli associati alla capacità dell’IA di generare virus: «L’intelligenza artificiale ha delle potenzialità pazzesche nel generare virus potenzialmente letali per l'uomo. Se partiamo da qualcosa che esiste in natura per andare a selezionare determinate mutazioni che ci dice l'intelligenza artificiale al fine di generare un virus aumentato, beh, è sicuramente un rischio dal punto di vista bellico. Perché alla fine è come un virus del computer che rompe tutti i firewall».
Prima di analizzare le modalità con cui è stato condotto l’esperimento, è importante chiarire che i virus prodotti attraverso l’intelligenza artificiale non rappresentano un pericolo per l’uomo. Nel corso della progettazione del genoma, infatti, ai sistemi di IA non sono state fornite informazioni riguardanti virus capaci di infettare gli esseri umani. Sono stati inoltre esclusi dai dati utilizzati per l’addestramento anche i virus potenzialmente dannosi per animali e piante. Per il momento, dunque, non ci troviamo ancora nella situazione in cui sia possibile chiedere a un’intelligenza artificiale di progettare un agente patogeno capace di provocare una nuova pandemia.
Il progetto è nato dalla collaborazione tra ricercatori appartenenti a diverse università e NVIDIA. Per l’addestramento sono state utilizzate sequenze di DNA appartenenti a 100.000 specie di organismi viventi, per un totale superiore a 9,3 trilioni di token. L’interfaccia del modello è relativamente semplice da utilizzare, ma per sfruttarne le potenzialità sono necessarie competenze specifiche.
Terminata la fase di addestramento, gli scienziati hanno concentrato il lavoro sul genoma di un virus. Rispetto agli organismi più complessi, come l’essere umano, i virus presentano strutture estremamente semplici. Il punto di partenza dell’esperimento è stato il Phi X-174 (ΦX174), un batteriofago che, come suggerisce il nome, infetta esclusivamente i batteri, utilizzandone i meccanismi cellulari per replicarsi e lasciando, al termine del processo, il batterio ormai distrutto.
Nel caso specifico, il Phi X-174 è in grado di infettare soltanto l’Escherichia coli. I modelli di intelligenza artificiale sono stati addestrati utilizzando i geni del Phi X-174 insieme alle informazioni genetiche relative ad altri 15.000 virus simili.
A partire da questi dati, l’intelligenza artificiale ha prodotto circa 700.000 nuove varianti del virus. Tra queste sono state individuate diverse sequenze da sottoporre alle prove di laboratorio. Dopo una serie di ulteriori selezioni e tentativi, soltanto 16 genomi generati da Evo hanno mostrato risultati soddisfacenti. Durante gli esperimenti sulle colture batteriche, infatti, i ricercatori hanno verificato che i virus erano in grado di attaccare efficacemente i batteri.
Le possibili applicazioni di questa tecnologia sono numerose, soprattutto nell’ambito della ricerca medica: comprendere come progettare virus sintetici potrebbe infatti contribuire allo sviluppo di nuove terapie.
Creati con l’intelligenza artificiale i primi virus: testati sui batteri, sono riusciti a eliminarli
Per la prima volta un team di scienziati ha utilizzato l’intelligenza artificiale per progettare una serie di virus. Si tratta di versioni derivate dal Phi X-174, un batteriofago capace di colpire l’Escherichia coli. L’esperimento è stato condotto senza fornire all’IA informazioni relative a virus potenzialmente pericolosi per l’uomo.La realizzazione di un virus probabilmente non era tra gli obiettivi inizialmente associati all’intelligenza artificiale generativa. Tuttavia, nelle ultime ore la rivista scientifica Science ha pubblicato il primo studio che documenta la capacità di un sistema di intelligenza artificiale di progettare un virus partendo dall’analisi di un’enorme quantità di dati. La ricerca, intitolata Generative design of bacteriophages with genome language models, ha come primo autore Samuel H. King, ricercatore del Department of Bioengineering della Stanford University, in California.
L’introduzione dello studio chiarisce l’obiettivo raggiunto: attraverso l’intelligenza artificiale sono stati prodotti in laboratorio 16 genomi capaci di dare origine a virus batteriofagi, ovvero virus che si moltiplicano sfruttando i batteri. Gli esperimenti sono stati inoltre condotti su batteri che avevano già sviluppato resistenza nei confronti di un batteriofago presente in natura.
Si tratta di un risultato scientifico significativo. Da tempo si discute della possibilità di progettare virus attraverso l’intelligenza artificiale. Proprio nei giorni scorsi, la virologa Ilaria Capua, intervistata da The Direct, il format di Fanpage.it condotto dal direttore Francesco Cancellato, aveva sottolineato i possibili pericoli associati alla capacità dell’IA di generare virus: «L’intelligenza artificiale ha delle potenzialità pazzesche nel generare virus potenzialmente letali per l'uomo. Se partiamo da qualcosa che esiste in natura per andare a selezionare determinate mutazioni che ci dice l'intelligenza artificiale al fine di generare un virus aumentato, beh, è sicuramente un rischio dal punto di vista bellico. Perché alla fine è come un virus del computer che rompe tutti i firewall».
Prima di analizzare le modalità con cui è stato condotto l’esperimento, è importante chiarire che i virus prodotti attraverso l’intelligenza artificiale non rappresentano un pericolo per l’uomo. Nel corso della progettazione del genoma, infatti, ai sistemi di IA non sono state fornite informazioni riguardanti virus capaci di infettare gli esseri umani. Sono stati inoltre esclusi dai dati utilizzati per l’addestramento anche i virus potenzialmente dannosi per animali e piante. Per il momento, dunque, non ci troviamo ancora nella situazione in cui sia possibile chiedere a un’intelligenza artificiale di progettare un agente patogeno capace di provocare una nuova pandemia.
Come è stato progettato il virus attraverso l’intelligenza artificiale
Per realizzare l’esperimento sono stati utilizzati due modelli di intelligenza artificiale, Evo 1 ed Evo 2. Si tratta di sistemi particolari perché, invece di essere addestrati principalmente sui testi, sono stati sviluppati utilizzando sequenze genomiche. Evo 2, in particolare, era stato presentato nel febbraio 2025 ed è stato realizzato dall’Arc Institute, centro di ricerca biomedica con sede a Palo Alto, in California.Il progetto è nato dalla collaborazione tra ricercatori appartenenti a diverse università e NVIDIA. Per l’addestramento sono state utilizzate sequenze di DNA appartenenti a 100.000 specie di organismi viventi, per un totale superiore a 9,3 trilioni di token. L’interfaccia del modello è relativamente semplice da utilizzare, ma per sfruttarne le potenzialità sono necessarie competenze specifiche.
Terminata la fase di addestramento, gli scienziati hanno concentrato il lavoro sul genoma di un virus. Rispetto agli organismi più complessi, come l’essere umano, i virus presentano strutture estremamente semplici. Il punto di partenza dell’esperimento è stato il Phi X-174 (ΦX174), un batteriofago che, come suggerisce il nome, infetta esclusivamente i batteri, utilizzandone i meccanismi cellulari per replicarsi e lasciando, al termine del processo, il batterio ormai distrutto.
Nel caso specifico, il Phi X-174 è in grado di infettare soltanto l’Escherichia coli. I modelli di intelligenza artificiale sono stati addestrati utilizzando i geni del Phi X-174 insieme alle informazioni genetiche relative ad altri 15.000 virus simili.
A partire da questi dati, l’intelligenza artificiale ha prodotto circa 700.000 nuove varianti del virus. Tra queste sono state individuate diverse sequenze da sottoporre alle prove di laboratorio. Dopo una serie di ulteriori selezioni e tentativi, soltanto 16 genomi generati da Evo hanno mostrato risultati soddisfacenti. Durante gli esperimenti sulle colture batteriche, infatti, i ricercatori hanno verificato che i virus erano in grado di attaccare efficacemente i batteri.
Le possibili applicazioni di questa tecnologia sono numerose, soprattutto nell’ambito della ricerca medica: comprendere come progettare virus sintetici potrebbe infatti contribuire allo sviluppo di nuove terapie.

