Vent'anni di violenze e persecuzioni in famiglia: 50enne a processo a Sala Consilina

A Sala Consilina un uomo di circa cinquant'anni, residente nella zona settentrionale del Vallo di Diano, è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Lagonegro con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e stalking ai danni dell'ex moglie e della figlia come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La drammatica vicenda copre un arco temporale di oltre vent'anni, spandendosi lungo tutta la durata del matrimonio e proseguendo persino dopo la separazione della coppia.
In una circostanza, soltanto il tempestivo intervento del padre della vittima ha impedito che un pestaggio degenerasse in conseguenze drammatiche. Il processo proseguirà nei prossimi mesi dinanzi ai giudici lucani, s'inserisce in un contesto territoriale caratterizzato da una frequenza crescente di attivazioni di "codice rosso" e richieste d'aiuto rivolte ai centri antiviolenza locali, tra cui la struttura Aretusa.
La drammatica vicenda copre un arco temporale di oltre vent'anni, spandendosi lungo tutta la durata del matrimonio e proseguendo persino dopo la separazione della coppia.
Vent'anni di violenze e persecuzioni in famiglia: 50enne a processo
Le due vittime hanno reso testimonianza in aula dettagliando il clima di costante intimidazione, gelosia morbosa e aggressioni fisiche vissuto nell'ambiente domestico, spesso consumato alla presenza della figlia quando questa era ancora minorenne. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Lagonegro hanno consentito di raccogliere una cospicua documentazione probatoria, comprensiva di numerosi messaggi minatori inviati dall'imputato per monitorare e controllare i movimenti della donna.In una circostanza, soltanto il tempestivo intervento del padre della vittima ha impedito che un pestaggio degenerasse in conseguenze drammatiche. Il processo proseguirà nei prossimi mesi dinanzi ai giudici lucani, s'inserisce in un contesto territoriale caratterizzato da una frequenza crescente di attivazioni di "codice rosso" e richieste d'aiuto rivolte ai centri antiviolenza locali, tra cui la struttura Aretusa.




