Un'ondata di preoccupazione sta travolgendo i territori tra il bacino del Sarno e la Terra dei Fuochi a seguito di uno studio shock dell'Università Federico II.
La scoperta di pericolosi solventi cancerogeni nelle falde acquifere superficiali ha scatenato la reazione immediata dei primi cittadini della zona, compatti nel pretendere chiarezza su un disastro ambientale che rischia di trasformarsi in un'emergenza sanitaria senza precedenti come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Nonostante le rassicurazioni dei gestori idrici sulla salubrità dell'acqua potabile domestica, la tensione resta altissima. Alcune amministrazioni, tra cui quella di Angri, sono pronte a portare le carte in Procura per accertare eventuali omissioni e verificare il nesso tra la contaminazione del sottosuolo e l'incidenza delle patologie tumorali nell'area. La Conferenza dei Sindaci dell'Agro ha già formalizzato una richiesta di accesso totale ai dati Arpac, sollecitando interventi straordinari per bonificare le sorgenti inquinate e tutelare l'economia agricola locale attraverso protocolli di garanzia che certifichino la sicurezza dei prodotti.
La scoperta di pericolosi solventi cancerogeni nelle falde acquifere superficiali ha scatenato la reazione immediata dei primi cittadini della zona, compatti nel pretendere chiarezza su un disastro ambientale che rischia di trasformarsi in un'emergenza sanitaria senza precedenti come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Veleni nel sottosuolo dell'Agro: sindaci in rivolta
Il cuore del problema riguarda la presenza di sostanze industriali tossiche, come il tetracloroetilene, rilevate in concentrazioni ben superiori ai limiti di legge in diversi comuni, con picchi allarmanti registrati nell'area di Scafati. I sindaci denunciano un corto circuito comunicativo: le notizie sui monitoraggi e l'invito della Regione a intensificare i controlli sanitari e alimentari sarebbero arrivati ai comuni solo dopo la diffusione dei dati scientifici, alimentando un clima di incertezza tra la popolazione. Mentre le autorità locali chiedono tavoli tecnici urgenti per mappare i pozzi a rischio, emerge il timore che l'inquinamento possa aver silenziosamente contaminato non solo il suolo, ma anche l'intera filiera agroalimentare della regione.Nonostante le rassicurazioni dei gestori idrici sulla salubrità dell'acqua potabile domestica, la tensione resta altissima. Alcune amministrazioni, tra cui quella di Angri, sono pronte a portare le carte in Procura per accertare eventuali omissioni e verificare il nesso tra la contaminazione del sottosuolo e l'incidenza delle patologie tumorali nell'area. La Conferenza dei Sindaci dell'Agro ha già formalizzato una richiesta di accesso totale ai dati Arpac, sollecitando interventi straordinari per bonificare le sorgenti inquinate e tutelare l'economia agricola locale attraverso protocolli di garanzia che certifichino la sicurezza dei prodotti.

