Si è conclusa la prima riunione tra l’équipe dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, il medico legale delegato dalla famiglia, dottor Luca Scognamiglio, e la madre del piccolo paziente ricoverato presso l’Ospedale Monaldi. L’incontro si inserisce nel percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), avviato dopo il trapianto cui il bambino era stato sottoposto il 23 dicembre 2025. Secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, nelle ultime 12 ore le condizioni cliniche del piccolo hanno registrato un ulteriore e rapido peggioramento.
Terapie salvavita e progressiva de-escalation
Nel corso del confronto è stata proposta una rimodulazione degli interventi terapeutici, con l’obiettivo di evitare trattamenti ritenuti non più utili rispetto al quadro clinico attuale. In accordo con la famiglia e con il medico legale nominato, al bambino verranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, mentre gli altri interventi saranno oggetto di una progressiva de-escalation. Il percorso mira a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico, nel rispetto delle normative vigenti e della volontà condivisa tra medici e familiari.
Sulla vicenda è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, che ha invitato a rispettare il dolore della famiglia. Anelli ha sottolineato la necessità di abbassare i toni e lasciare spazio al silenzio e alla riservatezza, in una fase particolarmente delicata in cui la priorità resta la tutela del minore e il sostegno ai familiari.
Cos’è l’ECMO e quali rischi comporta
Il bambino è attualmente supportato dall’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana), una tecnologia salvavita utilizzata in situazioni di grave insufficienza cardiaca o respiratoria. Si tratta però di un dispositivo concepito come misura temporanea.
Il prolungato utilizzo può comportare rischi importanti: emorragie legate alla necessaria anticoagulazione, infezioni sistemiche dovute alla presenza di cannule nei grandi vasi sanguigni, possibili danni neurologici e compromissione di organi come fegato e reni. Nei casi più gravi si può arrivare a un quadro di insufficienza multiorgano, che incide negativamente sulla prognosi.
Per questo i pazienti collegati all’ECMO richiedono monitoraggi continui e controlli costanti di parametri vitali, funzionalità d’organo e bilanciamento farmacologico.
Il richiamo alla Legge 219/2017
Sulla vicenda è intervenuta anche l’Associazione Luca Coscioni, attraverso la segretaria nazionale Filomena Gallo. È stato ricordato come la Pianificazione Condivisa delle Cure sia prevista dalla Legge 219/2017 e rappresenti uno strumento giuridico volto a evitare trattamenti sproporzionati quando non vi siano più prospettive di guarigione.
Secondo quanto evidenziato, l’eventuale interruzione del supporto ECMO, qualora condivisa da équipe medica e famiglia, si collocherebbe nel quadro normativo italiano come scelta orientata a evitare l’accanimento terapeutico, nel rispetto della proporzionalità delle cure e dell’interesse del paziente.
Priorità alla tutela del bambino
Mentre proseguono gli accertamenti sulle eventuali responsabilità legate al trapianto, il focus resta sulla gestione clinica del piccolo e sul sostegno alla famiglia.
In una situazione tanto complessa, il percorso condiviso tra medici e genitori si muove nel solco della deontologia medica e della normativa vigente, con l’obiettivo di garantire cure appropriate e rispettose della dignità del paziente.

