Una drammatica catena di errori medici e presunte falsificazioni all'interno dell'ospedale Monaldi, nel comune di Napoli, ha portato alla sospensione dall'esercizio della professione per il primario cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni.
Il provvedimento interdittivo, emesso dal gip Mariano Sorrentino ed eseguito dai carabinieri del Nas nell'ambito dell'inchiesta coordinata dai magistrati Antonio Ricci e Giuseppe Tittaferrante, scaturisce dal decesso di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni e quattro mesi morto dopo due mesi di coma.
Mentre il vettore viaggiava verso la Campania con l'organo ormai distrutto, a Napoli i chirurghi procedevano all'espianto del cuore nativo del piccolo Domenico prima ancora di aver ricevuto e verificato lo stato del nuovo organo.
Una volta aperto il box e scoperta l'inutilizzabilità del muscolo cardiaco, il bambino è rimasto privo di un cuore funzionante, sopravvivendo solo temporaneamente grazie ai macchinari per la circolazione extracorporea fino al tragico epilogo. I due sanitari indagati devono ora rispondere anche delle accuse di falso materiale e ideologico in concorso per le alterazioni riscontrate nella cartella clinica del paziente.
Il provvedimento interdittivo, emesso dal gip Mariano Sorrentino ed eseguito dai carabinieri del Nas nell'ambito dell'inchiesta coordinata dai magistrati Antonio Ricci e Giuseppe Tittaferrante, scaturisce dal decesso di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni e quattro mesi morto dopo due mesi di coma.
Napoli, sospesi due cardiochirurghi per la morte del piccolo Domenico
La ricostruzione della Procura fotografa una sequenza di scelte tecniche aberranti iniziata a Bolzano durante il prelievo dell'organo da un donatore. Secondo le accuse, l'équipe medica ha riposto il cuore all'interno di un contenitore termico a diretto contatto con del ghiaccio secco anziché utilizzare il ghiaccio normale, congelando e "bruciando" irrimediabilmente i tessuti cardiaci. Un errore aggravato dal fatto che la struttura ospedaliera napoletana avesse in dotazione tre apparecchiature tecnologiche specifiche per il trasporto sicuro, rimaste inutilizzate.Mentre il vettore viaggiava verso la Campania con l'organo ormai distrutto, a Napoli i chirurghi procedevano all'espianto del cuore nativo del piccolo Domenico prima ancora di aver ricevuto e verificato lo stato del nuovo organo.
Una volta aperto il box e scoperta l'inutilizzabilità del muscolo cardiaco, il bambino è rimasto privo di un cuore funzionante, sopravvivendo solo temporaneamente grazie ai macchinari per la circolazione extracorporea fino al tragico epilogo. I due sanitari indagati devono ora rispondere anche delle accuse di falso materiale e ideologico in concorso per le alterazioni riscontrate nella cartella clinica del paziente.

