Una rete capace, secondo l’accusa, di movimentare cocaina, hashish e metanfetamine attraverso telefoni criptati, vetture con doppi fondi e una struttura organizzata per il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione. Sono dodici gli imputati che finiranno direttamente a processo nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti tra le province di Avellino, Salerno, Napoli e Caserta. Il giudizio immediato, chiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, è stato fissato per il mese di settembre. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
Traffico di droga tra Salerno e Avellino: dodici imputati finiscono a processo
L’organizzazione avrebbe previsto mansioni distinte per ciascun componente. Alcuni imputati si sarebbero occupati della raccolta dei proventi, altri della custodia della droga, dei trasporti e della distribuzione nelle diverse piazze di spaccio.
Alla base della rete operativa vi sarebbero stati corrieri, pusher e “staffette”, utilizzate per accompagnare e controllare le consegne ai clienti. L’accusa contestata ai dodici è quella di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, oltre a diversi singoli episodi di spaccio avvenuti tra le province di Avellino, Napoli e Salerno.
Mario D’Angelo indicato come figura centrale
Secondo la ricostruzione della Dda, a dirigere il sistema sarebbe stato Mario D’Angelo, 26enne di Atripalda. Il giovane avrebbe coordinato l’approvvigionamento e la successiva distribuzione delle partite di droga, avvalendosi di strumenti pensati per rendere più difficili le intercettazioni e i controlli. Tra questi figurano telefoni criptati e automobili modificate con vani nascosti, impiegate per trasportare lo stupefacente.
I collegamenti con il clan Fezza-De Vivo
Gli inquirenti ritengono che D’Angelo operasse in stretto collegamento con ambienti riconducibili al clan Fezza-De Vivo di Pagani, sfruttandone i canali di rifornimento. Tra i suoi riferimenti comparirebbe anche un uomo conosciuto soltanto con il soprannome di “Lo Zio”, mai identificato. Alcuni dei contatti utilizzati per reperire la droga sarebbero stati ritenuti contigui al gruppo criminale paganese.
Le piazze rifornite e i canali esterni
Le partite di stupefacenti sarebbero state destinate principalmente all’Irpinia, ma anche a Pagani, Nocera Inferiore e alle aree di Scafati e Caserta. L’inchiesta, ancora aperta sul fronte degli approvvigionamenti, avrebbe individuato possibili collegamenti con fornitori albanesi, milanesi e spagnoli. Tra i presunti organizzatori figurano anche Dario Pisacreta, Raffaele Taddio, Gianluca Alfieri e Silvestro D’Agostino, indicati come collaboratori stretti di D’Angelo.
Un giro d’affari stimato in 780mila euro
Secondo i calcoli degli investigatori, il traffico avrebbe generato guadagni per circa 780mila euro. Una parte rilevante delle sostanze movimentate sarebbe stata sequestrata nel corso delle attività investigative.
L’indagine è stata condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. I primi dettagli erano emersi nel maggio scorso, al termine degli accertamenti coordinati dalla Procura antimafia.
Con l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato, il procedimento salterà l’udienza preliminare e approderà direttamente davanti al giudice del dibattimento. Gli imputati avranno comunque la possibilità di scegliere eventuali riti alternativi al processo ordinario, secondo quanto previsto dalla legge.

