“Questa mattina, si è tenuto un incontro nell’aula magna del'istituto "Besta-Gloriosi" di Battipaglia con Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, per raccontare l'Olocausto. Oltre a lui era presente Marcello Naimoli, direttore del museo della memoria e della pace; Vittorio Villari, presidente del Rotary Club di Salerno nord e Alfonso Truono, presidente del Rotary Club di Battipaglia. Hanno partecipato anche il dirigente scolastico Fortunato Ricco, la scuola media Fiorentino e le classi quinte dell’Istituto.
Quindi fa passare, così, gli ebrei per spagnoli, fingendosi quello che non è: un diplomatico del governo di Spagna. Da quel giorno Perlasca scrive un diario, raccontando la vita in Ungheria, ma quando finì la guerra e tornò a casa, decise di non raccontare a nessuno quanto aveva compiuto. Questo silenzio lo porta con sé fino alla nascita di suo figlio Franco nel 1954 e al ritorno in Italia.
Un giorno di settembre del 1988 due donne ungheresi cercavano quel “Jorge Perlasca” che aveva firmato le lettere di protezione che avevano garantito loro la vita e non lo trovano in Spagna, ma a Padova, dove Perlasca ha vissuto fino alla sua morte, il 15 agosto del 1992.
Perlasca al "Besta-Gloriosi" di Battipaglia per raccontare l'Olocausto
L’incontro è iniziato con la presentazione di un video di Piero Angela a Giorgio Perlasca attraverso testimonianze storiche e interviste a tre salvati. Il periodo storico travagliato di cui si racconta risale al 1944-1945. Periodo in cui Perlasca, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trova a Budapest, in Ungheria, che occupata dai tedeschi mette in luce l’azione straordinaria, quella di un uomo solo, che aiutato da un gruppo di persone, inventa documenti falsi, organizza e difende otto “case rifugio”, trova cibo, strappa ragazzi dai “treni della morte” di Adolf Eichmann, ingannando nazisti tedeschi e ungheresi.
Quindi fa passare, così, gli ebrei per spagnoli, fingendosi quello che non è: un diplomatico del governo di Spagna. Da quel giorno Perlasca scrive un diario, raccontando la vita in Ungheria, ma quando finì la guerra e tornò a casa, decise di non raccontare a nessuno quanto aveva compiuto. Questo silenzio lo porta con sé fino alla nascita di suo figlio Franco nel 1954 e al ritorno in Italia.
Un giorno di settembre del 1988 due donne ungheresi cercavano quel “Jorge Perlasca” che aveva firmato le lettere di protezione che avevano garantito loro la vita e non lo trovano in Spagna, ma a Padova, dove Perlasca ha vissuto fino alla sua morte, il 15 agosto del 1992.

