Il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi, il viadotto autostradale sul Polcevera il cui collasso causò la morte di quarantatré persone. La decisione dei giudici della prima sezione penale arriva dopo oltre duecentottanta udienze di dibattimento e colpisce duramente i vertici della gestione autostradale e della vigilanza pubblica dell'epoca.
I magistrati hanno condannato a cinque anni di reclusione anche Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per il quale la procura aveva chiesto una pena di dieci anni. Il maxi-processo vedeva alla sbarra quasi sessanta imputati tra dirigenti, tecnici della concessionaria e della controllata Spea, insieme a diversi funzionari ministeriali, tutti accusati a vario titolo di reati gravissimi tra cui omicidio colposo plurimo, crollo colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti.
La pronuncia di questo primo verdetto giunge a ridosso di una lettera pubblica di scuse diffusa dall'attuale dirigenza di Autostrade per l'Italia e indirizzata ai parenti delle vittime e alla città di Genova. Si tratta di un gesto che il comitato dei familiari ha tuttavia definito tardivo rispetto al lunghissimo e doloroso calvario processuale affrontato in tutti questi anni.
Sentenza Ponte Morandi, condannato a dodici anni Castellucci
L'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia e di Atlantia, Giovanni Castellucci, è stato condannato a dodici anni di reclusione, a fronte di una richiesta iniziale dell'accusa che era stata di diciotto anni e sei mesi. Castellucci si trova attualmente recluso nel carcere milanese di Opera, dove sta già scontando la condanna definitiva per la strage del bus sul viadotto Acqualonga ad Avellino avvenuta nel duemilatredici.I magistrati hanno condannato a cinque anni di reclusione anche Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per il quale la procura aveva chiesto una pena di dieci anni. Il maxi-processo vedeva alla sbarra quasi sessanta imputati tra dirigenti, tecnici della concessionaria e della controllata Spea, insieme a diversi funzionari ministeriali, tutti accusati a vario titolo di reati gravissimi tra cui omicidio colposo plurimo, crollo colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti.
La pronuncia di questo primo verdetto giunge a ridosso di una lettera pubblica di scuse diffusa dall'attuale dirigenza di Autostrade per l'Italia e indirizzata ai parenti delle vittime e alla città di Genova. Si tratta di un gesto che il comitato dei familiari ha tuttavia definito tardivo rispetto al lunghissimo e doloroso calvario processuale affrontato in tutti questi anni.

