Campania

Sempre meno bambini in Italia, nascite crollate del 26%: anche la Campania invecchia e rischia di perdere il 13% dei suoi abitanti

Martina Francione
Sempre meno bambini in Italia, nascite crollate del 26%: anche la Campania invecchia e rischia di perdere il 13% dei suoi abitanti
In Italia si fanno sempre meno figli e anche la Campania, tradizionalmente tra le regioni con i livelli di natalità più elevati, non sfugge alla crisi demografica. Tra il 2014 e il 2024 il numero delle nascite a livello nazionale è diminuito di circa 130mila unità, mentre la popolazione continua a invecchiare. Un fenomeno che rischia di avere conseguenze sempre più pesanti sul mercato del lavoro, sul sistema pensionistico e sulla tenuta dei servizi sociali.

Sempre meno bambini in Italia, nascite crollate del 26% in dieci anni: anche la Campania invecchia

La prospettiva più preoccupante per la Campania riguarda il futuro della sua popolazione. Secondo le previsioni Istat illustrate a Napoli, tra il 2030 e il 2050 la regione potrebbe perdere il 13% dei residenti, passando da circa 5,5 milioni a 4 milioni e 640mila abitanti. Una contrazione che, secondo i dati presentati, sarebbe pari al doppio della media nazionale.

Le stime sono state illustrate alla Mostra d'Oltremare durante il convegno inaugurale dei Forum della Famiglia e della Natalità, presieduto dall'avvocata Annamaria Bernardini de Pace. Al centro dell'incontro, i risultati dello studio di PwC Emergenza demografica e l'analisi Istat dedicata all'andamento della popolazione campana.

La regione conserva ancora una posizione rilevante nella classifica italiana della natalità, collocandosi al secondo posto dopo il Trentino-Alto Adige. Tuttavia, nell'arco di dieci anni, il tasso di natalità campano è diminuito del 16%, evidenziando un progressivo rallentamento anche in un territorio storicamente caratterizzato da un numero elevato di nascite.

Le differenze interne alla Campania sono significative. Napoli e Caserta continuano a registrare livelli di natalità tra i più alti del Paese, precedute soltanto da Bolzano. La situazione cambia nelle aree interne, dove il fenomeno assume dimensioni più accentuate. Ad Avellino, ad esempio, il tasso di natalità risulta inferiore del 3% rispetto alla media italiana.

In Italia 130mila nascite in meno e sempre più anziani

Il quadro nazionale conferma la portata del cambiamento demografico. Nel 2014 in Italia nascevano circa 500mila bambini all'anno, mentre nel 2024 il numero è sceso a circa 370mila. In un decennio sono dunque venute meno 130mila nascite, con una riduzione del 26%.

Il calo delle nascite si accompagna alla diminuzione degli abitanti, già scesi complessivamente del 2,3% rispetto al 2014. Contemporaneamente aumenta il peso delle fasce di popolazione più anziane, modificando progressivamente gli equilibri tra generazioni.

Attualmente le persone con almeno 65 anni rappresentano il 25% della popolazione italiana. Le proiezioni per il 2050 indicano che potrebbero arrivare al 35%, mentre i ragazzi fino a 14 anni scenderebbero all'11%. 

Il divario emerge anche dal rapporto tra anziani e giovanissimi: oggi si contano 216 persone anziane ogni 100 ragazzi, ma entro il 2050 il numero potrebbe salire a 339. Anche la Campania, pur conservando un'età media inferiore rispetto al resto del Paese, dovrà confrontarsi con un progressivo invecchiamento. Nella città metropolitana di Napoli, in particolare, le previsioni indicano un aumento dell'età media di sette anni nei prossimi 25 anni.

Meno giovani al lavoro, aumentano le difficoltà per pensioni e welfare

Gli effetti della crisi demografica non riguardano soltanto il numero degli abitanti, ma anche la sostenibilità economica e sociale del Paese. La diminuzione delle nuove generazioni comporta infatti un progressivo restringimento della popolazione che potrà entrare nel mercato del lavoro.

Secondo i dati presentati, ogni 100 occupati in Italia si contano già 62 pensionati. Ancora più significativo il rapporto tra chi si avvicina al pensionamento e i giovani destinati a entrare nel mondo del lavoro: per ogni 100 persone prossime alla pensione ci sono soltanto 64 potenziali nuovi lavoratori.

Uno squilibrio destinato a incidere sul sistema previdenziale e sui servizi pubblici, dal momento che una platea più ridotta di occupati significa anche una minore disponibilità di contributi per sostenere pensioni e welfare.

Il desiderio di avere figli resta, ma pesano lavoro, redditi e casa

Dietro la diminuzione delle nascite non ci sarebbe necessariamente una perdita di interesse verso la genitorialità. Dai dati analizzati - come riporta l'Ansa - emerge infatti che il 68% delle donne tra i 25 e i 34 anni dichiara di incontrare difficoltà nell'avere il numero di figli desiderato.

A condizionare le scelte familiari sono soprattutto gli ostacoli economici e materiali. La disponibilità di un reddito adeguato, la stabilità lavorativa e la possibilità di trovare un'abitazione rappresentano fattori determinanti nella decisione di avere figli.

Il problema della natalità si lega quindi alle condizioni di vita delle giovani generazioni e alla possibilità di costruire un progetto familiare sostenibile. La Campania, nonostante i livelli di natalità ancora relativamente elevati rispetto ad altre regioni italiane, mostra già i segnali di un cambiamento destinato a incidere profondamente sulla composizione della popolazione nei prossimi decenni.

Condividi