Da oggi, lunedì 20 e fino a sabato 25 aprile, si terrà lo sciopero degli autotrasportatori: lo stop di 144 ore è stato indetto da TrasportoUnito a causa del rincaro del carburante, conseguenza della guerra in Iran. A rischio le merci in Italia.
Già nei giorni scorsi la Sicilia è stata interessata da mobilitazioni locali che hanno portato a uno stop parziale del trasporto su gomma, mentre il resto del Paese si prepara all'estensione della protesta. Nonostante la Commissione Garanzia Sciopero abbia espresso perplessità e cercato di limitare gli effetti del fermo, Trasportounito ha ribadito la necessità di questa azione, sottolineando che l’incremento incontrollato dei prezzi del carburante sta rendendo insostenibili i bilanci delle aziende di trasporto, già sotto pressione. Il segretario generale dell’associazione, Maurizio Longo, ha denunciato la mancanza di interventi concreti da parte delle istituzioni e il rischio di un collasso che potrebbe portare molte aziende al fallimento.
Se la partecipazione allo sciopero sarà massiccia, le conseguenze saranno gravi per l’intero settore: un'eventuale paralisi nei trasporti potrebbe causare ritardi significativi nella distribuzione e nella movimentazione delle merci, con effetti immediati sulla disponibilità di prodotti freschi e deperibili nei negozi e sugli approvvigionamenti per le aziende che operano senza stock di riserva. L'interruzione potrebbe anche generare un incremento dei prezzi per i consumatori finali.
In parallelo allo sciopero, il coordinamento Unatras, che rappresenta numerose associazioni di autotrasportatori, ha annunciato una mobilitazione su scala nazionale, con assemblee e presidi organizzati in circa 100 città italiane. Il settore, già duramente provato dal caro carburante con prezzi stabilmente superiori ai 2 euro al litro, rischia di crollare senza interventi mirati da parte del Governo. Secondo Unatras, molte imprese lavorano ormai in perdita e non sono in grado di sostenere ulteriori aumenti.
Al via lo sciopero degli autotrasportatori: il fermo di 144 ore proseguirà fino a sabato 25 aprile
In Italia è partito lo sciopero degli autotrasportatori: il fermo di 144 ore, indetto da Trasportounito, è iniziato alla mezzanotte del 20 aprile e proseguirà per sei giorni fino alle 24.00 del 25 aprile. Al centro della protesta, il forte aumento del costo del carburante, definito una vera e propria emergenza che sta mettendo in grave difficoltà economica le imprese del settore. Il rischio maggiore è quello di un blocco della logistica e della distribuzione delle merci, con possibili impatti sull’aumento dei prezzi al consumo e sull’approvvigionamento di beni essenziali.Già nei giorni scorsi la Sicilia è stata interessata da mobilitazioni locali che hanno portato a uno stop parziale del trasporto su gomma, mentre il resto del Paese si prepara all'estensione della protesta. Nonostante la Commissione Garanzia Sciopero abbia espresso perplessità e cercato di limitare gli effetti del fermo, Trasportounito ha ribadito la necessità di questa azione, sottolineando che l’incremento incontrollato dei prezzi del carburante sta rendendo insostenibili i bilanci delle aziende di trasporto, già sotto pressione. Il segretario generale dell’associazione, Maurizio Longo, ha denunciato la mancanza di interventi concreti da parte delle istituzioni e il rischio di un collasso che potrebbe portare molte aziende al fallimento.
Se la partecipazione allo sciopero sarà massiccia, le conseguenze saranno gravi per l’intero settore: un'eventuale paralisi nei trasporti potrebbe causare ritardi significativi nella distribuzione e nella movimentazione delle merci, con effetti immediati sulla disponibilità di prodotti freschi e deperibili nei negozi e sugli approvvigionamenti per le aziende che operano senza stock di riserva. L'interruzione potrebbe anche generare un incremento dei prezzi per i consumatori finali.
In parallelo allo sciopero, il coordinamento Unatras, che rappresenta numerose associazioni di autotrasportatori, ha annunciato una mobilitazione su scala nazionale, con assemblee e presidi organizzati in circa 100 città italiane. Il settore, già duramente provato dal caro carburante con prezzi stabilmente superiori ai 2 euro al litro, rischia di crollare senza interventi mirati da parte del Governo. Secondo Unatras, molte imprese lavorano ormai in perdita e non sono in grado di sostenere ulteriori aumenti.

