Scafati, lavoratori cinesi
sfruttati, senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare senza alcun rispetto per la sicurezza e a dormire in condizioni degradanti. Rischia il processo una donna di nazionalità cinese, di 35 anni. Il tutto ha avuto inizio dopo il blitz dei militari, il 22 maggio del 2019, a Scafati, presso un
opificio in via San Francesco.
Lavoratori sfruttati in un opificio a Scafati
La Procura di Nocera Inferiore ha richiesto il rinvio a giudizio del datore di lavoro della ditta, accusata di aver fatto
lavorare almeno sette persone di nazionalità cinese, in
precarie condizioni ambientali e di
sicurezza. Nello specifico, la Procura contesta a C.L. di non aver nominato un
medico per la sorveglianza sanitaria dei dipendenti, né di aver comunicato agli stessi di svolgere le visite mediche. Nessuno di quelli che lavora in azienda avrebbe indossato i dispositivi di protezione individuale, né sarebbe stato informato sui rischi che ne derivavano dal mancato utilizzo. Ancora, i dipendenti non avrebbero avuto una formazione specifica per i loro compiti.
La titolare non avrebbe designato quelli incaricati per attuare le misure di prevenzione e lotta antincendio, evacuazione dei luoghi e primo soccorso. L'unica cassetta di primo soccorso presente in azienda era invece sprovvista dei requisiti minimi di legge.
Gli addetti alle macchine per cucire non aveva le
protezioni dall'ago e dei carter-cuffie, che erano necessarie. La stessa ditta, al suo interno, risultava essere in condizioni igienico sanitarie precarie, con ingressi e uscite di emergenza non a norma. Così come l'impianto
elettrico interno, che presentava collegamenti precari ai cavi elettrici, con
elevato rischio per chi ne veniva a contatto.