Slitta a marzo la decisione sull’ammissibilità dell’appello presentato dalla Procura di Salerno contro l’assoluzione del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, nel procedimento che ipotizza l’esistenza di un patto tra politica e camorra.
Ieri mattina, davanti ai giudici del Tribunale di Salerno, si è tenuta l’udienza dedicata alla discussione preliminare, nel corso della quale le difese hanno sollevato una serie di eccezioni formali e procedurali come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Patto politico-mafioso, appello sull’assoluzione di Aliberti
Al centro del confronto c’è la regolarità dell’atto di appello depositato dalla Procura. Secondo i legali degli imputati, l’impugnazione sarebbe inammissibile perché presentata esclusivamente in formato cartaceo e non anche in modalità telematica, come previsto dalla riforma Cartabia. Un vizio che, a giudizio del collegio difensivo, impedirebbe l’avvio di un nuovo giudizio di secondo grado. Questa rappresenta solo una delle eccezioni avanzate in aula, tutte finalizzate a bloccare la prosecuzione del procedimento.Di segno opposto la posizione della Procura, che ha difeso la piena validità dell’appello e ha chiesto ai giudici di dichiararlo ammissibile, così da consentire la celebrazione di un processo bis. Il collegio giudicante si è riservato la decisione, che sarà resa nota nel mese di marzo. Solo allora si saprà se il procedimento potrà proseguire o se l’assoluzione pronunciata in primo grado diventerà definitiva.
L’appello riguarda la sentenza emessa dal Tribunale di Nocera Inferiore, che aveva assolto Pasquale Aliberti e altri cinque imputati: il fratello Aniello, la moglie del sindaco Monica Paolino, l’ex collaboratore Giovanni Cozzolino, Ciro Petrucci, già vicepresidente dell’Acse, e l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi. Per tutti, i giudici di primo grado avevano ritenuto il quadro probatorio insufficiente, caratterizzato da incertezze e contraddizioni.
La Procura, invece, continua a sostenere l’esistenza di un accordo illecito tra ambienti politici e camorristici a Scafati, in particolare in occasione delle elezioni comunali del 2013 e delle regionali del 2015. A supporto della propria tesi, l’accusa richiama le dichiarazioni e le testimonianze dei collaboratori di giustizia Alfonso Loreto e Romolo Ridosso, ritenuti attendibili e meritevoli di una nuova valutazione in sede di appello.
Nell’atto di impugnazione non figura Andrea Ridosso, anch’egli assolto in primo grado e considerato non consapevole delle presunte strategie del clan. Diversamente, la Procura insiste sul ruolo di Roberto Barchiesi, la cui candidatura sarebbe stata collegata al patto elettorale e che, secondo l’accusa, sarebbe stato successivamente punito dal clan per non aver rispettato gli accordi.
Tra le richieste avanzate dalla Procura vi è anche quella di risentire i collaboratori già escussi e di ammettere nuovi testimoni. Tra questi compare Luigi Ridosso, esponente dell’omonimo clan, già condannato per gli stessi fatti ma mai ascoltato nel processo celebrato a Nocera Inferiore. Nell’impostazione accusatoria, Pasquale Aliberti viene indicato come il principale referente politico dell’operazione elettorale contestata.

