Non ce l'ha fatta l'uomo ricoverato all'ospedale Ruggi di Salerno per aver contratto la scabbia: il decesso, tuttavia, non sarebbe direttamente collegato alla parassitosi cutanea. In totale, secondo quanto riportato dall'odierna edizione del Mattino, sono stati registrati tre i casi tra pazienti in reparti diversi e cinque tra il personale sanitario.
La direzione sanitaria del Ruggi ha adottato tutte le procedure di controllo e sorveglianza previste dai protocolli epidemiologici. Sono state inviate le notifiche alle autorità sanitarie locali (Asl) in tempi conformi alla normativa vigente e diramate istruzioni ai coordinatori per il corretto isolamento dei pazienti colpiti. Inoltre, sono state effettuate operazioni straordinarie di sanificazione approfondita degli ambienti, delle superfici e degli arredi coinvolti. Complessivamente, legati al paziente iniziale, si sono contati tre casi isolati in diversi reparti. In cardiologia, invece, cinque operatori socio-sanitari sono risultati infetti e sono stati sottoposti a sorveglianza domiciliare con l'applicazione della terapia prevista.
È fondamentale che il trattamento coinvolga non solo il paziente malato ma anche tutti i conviventi per prevenire la diffusione dell'infezione. L'intervento precoce e l'adeguata profilassi rappresentano strumenti essenziali per contenere i rischi connessi alla scabbia.
Scabbia all'ospedale di Salerno: è morto il paziente zero
L'uomo affetto da scabbia, dal quale si riteneva fossero partiti i contagi all'ospedale Ruggi, non è sopravvissuto. Il paziente era stato trasferito presso la Torre Cuore di Salerno da un ospedale situato nell'area meridionale della provincia. Tuttavia, il decesso non sarebbe direttamente collegato alla parassitosi cutanea. Nel complesso, sono stati registrati tre casi tra i pazienti in reparti diversi e cinque casi tra il personale sanitario del reparto di cardiologia dell'ospedale di via San Leonardo. Questo ha reso necessario attivare le procedure di isolamento e una profonda sanificazione degli ambienti coinvolti. Parallelamente, sono stati sospesi temporaneamente i ricoveri provenienti dall'esterno.Il focolaio
Il focolaio è scaturito in seguito alla degenza di un paziente con problematiche cardiache trasferito da un'altra struttura sanitaria della provincia. Durante la sua permanenza alla Torre Cuore, l'uomo ha iniziato a mostrare sintomi cutanei che hanno richiesto una consulenza dermatologica. I medici hanno diagnosticato la scabbia, avviando immediatamente il protocollo previsto per le malattie infettive. Tuttavia, nel frattempo, alcune persone venute in contatto ravvicinato con il paziente risultavano già contagiate.La direzione sanitaria del Ruggi ha adottato tutte le procedure di controllo e sorveglianza previste dai protocolli epidemiologici. Sono state inviate le notifiche alle autorità sanitarie locali (Asl) in tempi conformi alla normativa vigente e diramate istruzioni ai coordinatori per il corretto isolamento dei pazienti colpiti. Inoltre, sono state effettuate operazioni straordinarie di sanificazione approfondita degli ambienti, delle superfici e degli arredi coinvolti. Complessivamente, legati al paziente iniziale, si sono contati tre casi isolati in diversi reparti. In cardiologia, invece, cinque operatori socio-sanitari sono risultati infetti e sono stati sottoposti a sorveglianza domiciliare con l'applicazione della terapia prevista.
Cos'è la scabbia
La scabbia è una malattia della pelle causata dall'acaro Sarcoptes scabiei, che si nasconde negli strati superficiali dell'epidermide creando cunicoli dove depone uova. Il parassita genera una reazione allergica intensa, caratterizzata da prurito continuo, che tende ad aggravarsi durante la notte, e lesioni cutanee come papule e vesciche. La trasmissione avviene principalmente tramite contatto diretto e prolungato pelle a pelle, rendendo i contagi frequenti in contesti familiari o comunitari.Il trattamento
Se non trattata tempestivamente con farmaci antiparassitari specifici e interventi di igienizzazione degli ambienti, la scabbia può evolvere verso complicazioni gravi. Tra queste, l'infezione batterica secondaria, come l'impetigine, derivante dal grattamento e dalle lesioni cutanee provocate. Nei casi più gravi o trascurati, le infezioni da batteri come Staphylococcus aureus o Streptococcus pyogenes possono causare ascessi, sepsi e, raramente, complicanze sistemiche come glomerulonefriti post-streptococciche che intaccano la funzionalità renale. Ulteriori complicazioni includono noduli persistenti e la scabbia crostosa o norvegese, una forma severa e altamente contagiosa caratterizzata da spesse croste cutanee, tipica delle persone anziane o immunodepresse.È fondamentale che il trattamento coinvolga non solo il paziente malato ma anche tutti i conviventi per prevenire la diffusione dell'infezione. L'intervento precoce e l'adeguata profilassi rappresentano strumenti essenziali per contenere i rischi connessi alla scabbia.

