Un business illecito incentrato sulla compravendita di falsi contratti di lavoro per consentire l'ingresso irregolare di cittadini extracomunitari in Italia.
Nel comune di Sarno, l'Antimafia ha acceso i riflettori sulle attività di un'organizzazione criminale guidata dal trentaseienne Nicola La Rocca, la quale sfruttava i canali istituzionali del "click day" legati alle quote d'ingresso per la manodopera estera per incassare ingenti somme di denaro. Sono cinque le persone finite sotto inchiesta con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno cristallizzato il funzionamento del sistema, svelando che la pianificazione continuava a essere gestita dal vertice del gruppo nonostante lo stato di detenzione in cella. Dalle conversazioni dei collaboratori emergeva chiaramente l'intenzione di concludere affari rapidi con stranieri disposti a pagare per un contratto fittizio, anche di soli sei mesi, utile esclusivamente a superare i controlli alla frontiera senza alcun reale obbligo di prestazione lavorativa nei campi o nelle fabbriche dell'agro nocerino sarnese.
Il filone legato alle frodi migratorie rappresenta solo una porzione del vasto dossier d'indagine curato dalle forze dell'ordine a Salerno. Le attività del clan spaziavano infatti dal traffico internazionale di stupefacenti al reperimento di materiale bellico tramite rotte balcaniche, fino a violenti episodi di estorsione sul territorio. Tra le contestazioni più gravi figura anche il brutale pestaggio di un giovane, avvenuto a Scafati per un debito di droga non saldato, i cui dettagli erano stati registrati in un video dai membri della banda come monito. Nelle ultime ore il Giudice per le indagini preliminari ha avviato la fase degli interrogatori per i soggetti destinatari delle misure cautelari, mentre si cercano ancora i consulenti e i mediatori stranieri che fornivano supporto logistico alla truffa.
Nel comune di Sarno, l'Antimafia ha acceso i riflettori sulle attività di un'organizzazione criminale guidata dal trentaseienne Nicola La Rocca, la quale sfruttava i canali istituzionali del "click day" legati alle quote d'ingresso per la manodopera estera per incassare ingenti somme di denaro. Sono cinque le persone finite sotto inchiesta con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Sarno, smantellato il business dei finti contratti per stranieri da 6mila euro
La strategia investigativa ha permesso di ricostruire il meccanismo con cui il sodalizio proponeva finti impieghi a cittadini di nazionalità pakistana e marocchina. I migranti erano disposti a versare cifre oscillanti tra i 6.000 e i 6.500 euro a intermediario pur di ottenere il nulla osta lavorativo necessario al visto. Le istanze venivano inoltrate telematicamente alla Prefettura di Salerno appoggiandosi a datori di lavoro compiacenti e titolari di aziende partner. I flussi documentali analizzati dagli inquirenti hanno subito evidenziato una sproporzione colossale e ingiustificabile tra la reale capacità produttiva delle ditte coinvolte e il numero di operai richiesti, pari a oltre mille domande inserite a sistema.Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno cristallizzato il funzionamento del sistema, svelando che la pianificazione continuava a essere gestita dal vertice del gruppo nonostante lo stato di detenzione in cella. Dalle conversazioni dei collaboratori emergeva chiaramente l'intenzione di concludere affari rapidi con stranieri disposti a pagare per un contratto fittizio, anche di soli sei mesi, utile esclusivamente a superare i controlli alla frontiera senza alcun reale obbligo di prestazione lavorativa nei campi o nelle fabbriche dell'agro nocerino sarnese.
Il filone legato alle frodi migratorie rappresenta solo una porzione del vasto dossier d'indagine curato dalle forze dell'ordine a Salerno. Le attività del clan spaziavano infatti dal traffico internazionale di stupefacenti al reperimento di materiale bellico tramite rotte balcaniche, fino a violenti episodi di estorsione sul territorio. Tra le contestazioni più gravi figura anche il brutale pestaggio di un giovane, avvenuto a Scafati per un debito di droga non saldato, i cui dettagli erano stati registrati in un video dai membri della banda come monito. Nelle ultime ore il Giudice per le indagini preliminari ha avviato la fase degli interrogatori per i soggetti destinatari delle misure cautelari, mentre si cercano ancora i consulenti e i mediatori stranieri che fornivano supporto logistico alla truffa.

