Durante gli interrogatori per l'inchiesta legata ai magistrati corrotti, alcune figure hanno spiegato come i giudici avvicinavano gli imprenditori.
Gli interrogatori sull'inchiesta dei giudici corrotti
Continuano gli
interrogatori alle
14 persone che,
nella giornata di mercoledì scorso, sono state arrestate per corruzione in
atti giudiziari, la cui inchiesta vede nei guai diversi
magistrati e imprenditori.
Nella giornata di ieri sono stati ascoltati diversi indagati, i quali hanno ammesso tutti gli
addebiti e tutto ciò che c'era da dichiarare sul caso. Proprio per questo è spuntata un'altra figura importante, cioè quella di
Salvatore Sammartino: si tratta dell'altro
dipendete della segreteria della commissione tributaria regionale che avrebbe avuto il ruolo di
creare un punto di contatto tra imprenditori e giudici.
Sammartino ha ammesso di aver avuto il compito di
contattare le aziende che avevano avuto problemi con
l’Agenzia delle entrate e di aver partecipato anche alla divisione delle
mazzette. Inoltre, non sono mancate accuse nei confronti del collega
Giuseppe Naimoli, reputato come il vero e proprio
"organizzatore" del sistema.
Oltre a
Sammartino, è stato ascoltato anche
Alfonso De Vivo,
consigliere comunale di Castel San Giorgio. De Vivo, ha dichiarato di non aver mai avuto una parte attiva nel sistema.
Andrea Miranda, difeso dall’avvocato Valentino Miranda.
Cosimo Amoddio, difeso dall’avvocato Agostino De Caro;
Aniello Russo, Antonio D’Ambrosi ed Angelo Criscuolo, difeso dall’avvocato Cecchino Cacciatore, sono stati collaborativi. Molti hanno avanzato richiesta di scarcerazione e un’attenuazione della misura con gli arresti domiciliari.
Anche i consulenti, quelli che di fatto non hanno mai avuto un ruolo operativo, hanno dichiarato durante gli
interrogatori di essersi resi conto di ciò che stava accadendo e del giro di
mazzette per le
sentenze pilotate della commissione tributaria regionale.