Un luogo di ascolto, riconoscimento e partecipazione. A Salerno prende il via “Vite narrate. Raccontaci la tua storia”, un ciclo di incontri ideato da Paolo Apolito in collaborazione con Erminia Pellecchia, Alessandro Basso e Francesco Sicilia. L’iniziativa, in programma a partire da martedì 11 giugno alle ore 19.00
presso l’hub culturale “i Morticelli” in Largo Plebiscito,
nasce con l’intento di valorizzare il racconto biografico come strumento di relazione e memoria collettiva.
Salerno, al via il ciclo di incontri “Vite narrate” ai Morticelli
Il progetto si propone di
dare voce a testimonianze autentiche e non convenzionali, con l’obiettivo di creare un archivio vivente fatto di esperienze quotidiane e frammenti di umanità. A differenza di altri format, non saranno autori o artisti noti i protagonisti degli incontri, ma persone comuni la cui narrazione personale si carica di significato nel momento in cui viene condivisa pubblicamente. Storie che attraversano i territori del tempo e dello spazio urbano, le passioni individuali, le crisi esistenziali e i percorsi di rinascita.
Ad inaugurare la rassegna sarà Don Roberto Faccenda, sacerdote da quasi vent’anni, attualmente responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno e cappellano della Salernitana. Conosciuto come “prete di strada”, Don Faccenda è un punto di riferimento per molti giovani salernitani. Il suo intervento, tra musica, dialetto e fede, si articolerà in un racconto che intreccia vocazione religiosa e vissuto personale.
Il secondo appuntamento, previsto per la fine di giugno, vedrà protagonista
Maria Esposito in Rispoli, titolare della storica “Merceria Rispoli” di via delle Botteghelle. La sua voce restituirà un frammento prezioso della memoria cittadina, attraverso la narrazione di un’attività commerciale che da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento per intere generazioni.
“Ogni racconto è un’opera d’arte, ogni parola detta restituisce umanità – afferma Paolo Apolito – In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, l’obiettivo è ritornare al contatto diretto, guardarsi negli occhi, ascoltare e riconoscersi nelle esperienze altrui. Raccontare è un atto di cura collettiva”.