Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola nell'articolo a firma di Brigida Vicinanza, un incendio ha interessato nella serata di ieri l’area dell’ex fornace situata all’interno del parco dell’Irno, a Salerno, riportando sotto i riflettori una vicenda già oggetto di attenzione giudiziaria e istituzionale.
Proprio in quei locali erano custodite, da anni, migliaia di mascherine risalenti al periodo dell’emergenza Covid, rimaste inutilizzate e mai distribuite agli istituti scolastici cittadini cui erano originariamente destinate.
Il fumo sprigionato dall’incendio ha interessato anche le abitazioni circostanti, costringendo diversi residenti a chiudersi in casa per evitare l’inalazione dei fumi. Le operazioni dei caschi rossi si sono protratte per circa mezz’ora e hanno consentito di riportare la situazione sotto controllo, mettendo in sicurezza l’area ed evitando conseguenze più gravi per le persone che si trovavano nei pressi del parco.
L’edificio coinvolto dal rogo non era nuovo all’attenzione delle autorità. Da tempo, infatti, i locali adiacenti al teatro Ghirelli, struttura simbolo di un progetto mai decollato, erano considerati un punto critico per la presenza di grandi quantitativi di scatoloni contenenti dispositivi di protezione individuale risalenti alla pandemia. Su quel deposito si erano concentrati anche gli accertamenti della Procura della Repubblica, avviati a seguito di esposti e segnalazioni relative alla gestione e alla mancata distribuzione delle mascherine.
Nei mesi scorsi, la polizia municipale aveva effettuato diversi sopralluoghi, raccogliendo elementi poi trasmessi ai magistrati, chiamati a fare chiarezza sull’intera vicenda. In particolare, l’attenzione investigativa si era concentrata sulle forniture di mascherine destinate a scuole della città e della provincia durante l’emergenza sanitaria, mai consegnate e successivamente abbandonate nei locali dell’ex area industriale dell’Irno.
La questione era stata sollevata per prima dalla consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Claudia Pecoraro, oggi assessora regionale all’Ambiente, che aveva chiesto verifiche puntuali per chiarire le responsabilità e le modalità di stoccaggio di quei presìdi sanitari, all’epoca fondamentali e difficilmente reperibili. La conferma del trasferimento degli atti alla Procura era arrivata ufficialmente nel mese di novembre, al termine degli accertamenti preliminari condotti dalla polizia municipale.
Dopo l’incendio, la stessa Pecoraro si è attivata contattando l’Arpac per valutare l’opportunità di effettuare analisi ambientali. L’obiettivo è accertare eventuali criticità legate alla combustione dei materiali presenti nel deposito, considerato che le mascherine avrebbero dovuto essere smaltite come rifiuti secondo procedure specifiche. Un passaggio ritenuto necessario per verificare possibili ricadute ambientali e sanitarie, alla luce di un episodio che riaccende l’attenzione su una gestione rimasta a lungo irrisolta
Proprio in quei locali erano custodite, da anni, migliaia di mascherine risalenti al periodo dell’emergenza Covid, rimaste inutilizzate e mai distribuite agli istituti scolastici cittadini cui erano originariamente destinate.
Rogo nel parco dell’Irno, bruciano le mascherine dell’era Covid
L’allarme è scattato quando residenti e passanti hanno notato le fiamme levarsi dall’edificio dismesso, accompagnate da una densa colonna di fumo nero visibile a distanza. Sul posto sono intervenuti in tempi rapidi i vigili del fuoco, affiancati dagli agenti della polizia municipale, impegnati sia nelle operazioni di spegnimento sia nella gestione della sicurezza pubblica in una zona che, in pochi minuti, è stata raggiunta da numerosi curiosi.Il fumo sprigionato dall’incendio ha interessato anche le abitazioni circostanti, costringendo diversi residenti a chiudersi in casa per evitare l’inalazione dei fumi. Le operazioni dei caschi rossi si sono protratte per circa mezz’ora e hanno consentito di riportare la situazione sotto controllo, mettendo in sicurezza l’area ed evitando conseguenze più gravi per le persone che si trovavano nei pressi del parco.
L’edificio coinvolto dal rogo non era nuovo all’attenzione delle autorità. Da tempo, infatti, i locali adiacenti al teatro Ghirelli, struttura simbolo di un progetto mai decollato, erano considerati un punto critico per la presenza di grandi quantitativi di scatoloni contenenti dispositivi di protezione individuale risalenti alla pandemia. Su quel deposito si erano concentrati anche gli accertamenti della Procura della Repubblica, avviati a seguito di esposti e segnalazioni relative alla gestione e alla mancata distribuzione delle mascherine.
Nei mesi scorsi, la polizia municipale aveva effettuato diversi sopralluoghi, raccogliendo elementi poi trasmessi ai magistrati, chiamati a fare chiarezza sull’intera vicenda. In particolare, l’attenzione investigativa si era concentrata sulle forniture di mascherine destinate a scuole della città e della provincia durante l’emergenza sanitaria, mai consegnate e successivamente abbandonate nei locali dell’ex area industriale dell’Irno.
La questione era stata sollevata per prima dalla consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Claudia Pecoraro, oggi assessora regionale all’Ambiente, che aveva chiesto verifiche puntuali per chiarire le responsabilità e le modalità di stoccaggio di quei presìdi sanitari, all’epoca fondamentali e difficilmente reperibili. La conferma del trasferimento degli atti alla Procura era arrivata ufficialmente nel mese di novembre, al termine degli accertamenti preliminari condotti dalla polizia municipale.
Dopo l’incendio, la stessa Pecoraro si è attivata contattando l’Arpac per valutare l’opportunità di effettuare analisi ambientali. L’obiettivo è accertare eventuali criticità legate alla combustione dei materiali presenti nel deposito, considerato che le mascherine avrebbero dovuto essere smaltite come rifiuti secondo procedure specifiche. Un passaggio ritenuto necessario per verificare possibili ricadute ambientali e sanitarie, alla luce di un episodio che riaccende l’attenzione su una gestione rimasta a lungo irrisolta

