SALERNO. Salerno è tra le
prime dieci province italiane per il
trattamento dei rifiuti. La Campania è la seconda regione in Italia.
Un comparto con un giro d’affari da quasi
1,2 miliardi di euro in Italia.
Nel Paese ci sono
961 attività dedite al trattamento dei rifiuti e danno lavoro a
8826 addetti. L'analisi è stata svolta attraverso la
collaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza, Brianza Lodi su dati (secondo trimestre 2018 e 2013) del registro imprese e di Aida- Bureau van Dijk.
Le imprese salernitane del settore costituiscono il
2,1% del totale nazionale e non hanno subito diminuzioni nonostante il calo nazionale.
Sono aziende che offrono servizi alle ditte obbligate per legge a trattare i rifiuti di produzione.
I ricavi provinciali sfiorano i
4,6 milioni di euro e sono riferiti alle società che hanno depositato il
bilancio 2016.
Il nodo occupazionale
Salerno è la
terza provincia in Campania per posti di lavoro, dietro Napoli (537, il 6,1% italiano) e Caserta (76, 0,9%). Ma è nettamente seconda per profitti e quantità di imprese, dopo Napoli.
Oggi la Campania è la seconda regione italiana nel settore del trattamento, le sue aziende costituiscono il 10,3% del comparto nazionale. In cinque anni sono cresciute del 2,1%.
Tuttavia è ancora azzardato parlare di mercato florido in Campania, perché la grande presenza di attività
non corrisponde a balzi di assunzioni o di introiti.
Quanto agli incassi, la somma di Napoli e Salerno neppure avvicina Milano (332 milioni) o Roma (309 milioni), ma anche Livorno (35,2) o Venezia (33,8).
La Regione è pronta ad investire nel settore?
Ma ragionando in prospettiva, bisogna capire quanto la Campania sia disposta ad
investire in un settore così delicato che prossimamente potrebbe veder salire la domanda.
Sono necessarie
risorse e competenze per assicurare una crescita sostenibile. Questi sono processi sottoposti a continue
revisioni normative. Appena lo scorso agosto è giunta la decisione dell’Unione Europea sulle
Bat, le migliori tecniche disponibili per il trattamento dei rifiuti.
Entro 4 anni dovranno adeguarsi alla normativa tutti gli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale. Le nuove attività produttive, invece, devono subito soddisfare i requisiti. Con questo provvedimento, l’Ue compie un
passo importante nella transizione verso l’
economia circolare.
Fonte
La Città