A circa un mese dal referendum confermativo sulla riforma della giustizia, il Comitato «Avvocati per il No» ha promosso a Salerno un incontro con avvocati, accademici e magistrati, consolidando la posizione contraria alla modifica costituzionale come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Sul piano costituzionale, Giovanni D'Alessandro ha precisato che la riforma non interviene realmente sul funzionamento dei processi né sui tempi della giustizia, ma riguarda esclusivamente l’organizzazione interna della magistratura, con la sostanziale riorganizzazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Per D’Alessandro, quindi, la modifica costituzionale non porterebbe a una maggiore efficienza né a un miglioramento del sistema giudiziario.
Anche la pm Katia Cardillo, presidente della sezione salernitana dell’ANM – Associazione Nazionale Magistrati e del Comitato «Giusto dire no», ha sottolineato che la riforma rischia di snaturare il ruolo del pubblico ministero, trasformandolo in un soggetto con finalità agonistiche e obiettivo unico di accumulare condanne e provvedimenti restrittivi, a discapito della giustizia imparziale. Cardillo ha ringraziato il Comitato «Avvocati per il No» per il sostegno alla difesa dei principi costituzionali.
Tra gli interventi, gli avvocati Donato D'Aiuto e Giuseppe Annunziata hanno ribadito il carattere essenzialmente politico della riforma. Annunziata ha evidenziato come la separazione delle carriere, presentata come punto centrale della modifica, possa avere senso in un contesto liberale, ma nella situazione attuale non tutela adeguatamente i diritti dei cittadini all’interno del processo, evidenziando un chiaro scopo politico più che giuridico.
L’incontro ha rafforzato la posizione del fronte del «no», considerata compatta nel mettere in guardia contro le conseguenze che la riforma potrebbe avere sul ruolo del pubblico ministero e sull’indipendenza della magistratura.
Referendum sulla riforma della giustizia, fronte del 'no' compatto
Il dibattito ha messo in luce due criticità principali secondo il penalista Guglielmo Scarlato. La prima riguarda la trasformazione del pubblico ministero in «avvocato dell’accusa»: un ruolo incentrato non più sulla ricerca della verità, ma sulla perseguibilità delle condanne. La seconda criticità evidenziata è il rischio di una progressiva subordinazione del pm al potere esecutivo. Scarlato ha sottolineato come, pur non previsto dalla riforma, un accentramento eccessivo del potere dell’accusa potrebbe indurre reazioni politiche che limiterebbero l’indipendenza della magistratura.Sul piano costituzionale, Giovanni D'Alessandro ha precisato che la riforma non interviene realmente sul funzionamento dei processi né sui tempi della giustizia, ma riguarda esclusivamente l’organizzazione interna della magistratura, con la sostanziale riorganizzazione del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Per D’Alessandro, quindi, la modifica costituzionale non porterebbe a una maggiore efficienza né a un miglioramento del sistema giudiziario.
Anche la pm Katia Cardillo, presidente della sezione salernitana dell’ANM – Associazione Nazionale Magistrati e del Comitato «Giusto dire no», ha sottolineato che la riforma rischia di snaturare il ruolo del pubblico ministero, trasformandolo in un soggetto con finalità agonistiche e obiettivo unico di accumulare condanne e provvedimenti restrittivi, a discapito della giustizia imparziale. Cardillo ha ringraziato il Comitato «Avvocati per il No» per il sostegno alla difesa dei principi costituzionali.
Tra gli interventi, gli avvocati Donato D'Aiuto e Giuseppe Annunziata hanno ribadito il carattere essenzialmente politico della riforma. Annunziata ha evidenziato come la separazione delle carriere, presentata come punto centrale della modifica, possa avere senso in un contesto liberale, ma nella situazione attuale non tutela adeguatamente i diritti dei cittadini all’interno del processo, evidenziando un chiaro scopo politico più che giuridico.
L’incontro ha rafforzato la posizione del fronte del «no», considerata compatta nel mettere in guardia contro le conseguenze che la riforma potrebbe avere sul ruolo del pubblico ministero e sull’indipendenza della magistratura.

