Ravello si stringe nel dolore per la scomparsa di Federico Malafronte, figura conosciuta e stimata in paese. A ricordarlo con parole cariche di emozione è Francesco Di Lieto, che affida al suo pensiero un messaggio di affetto e riflessione sulla vita, sul tempo che passa e sull’eredità morale che ciascuno lascia. Un mese già segnato da un’altra perdita, quella dell’amico Giovanni Iessi, si fa ancora più pesante per la comunità ravellese. “È curt’ e mal ngavat’”, recita un proverbio popolare riferito a questo periodo dell’anno, quasi a sottolineare come il dolore si sia concentrato in poche settimane.
Il ricordo personale: “Frederick” tra Piazza Fontana e Lacco
Nel suo messaggio, Di Lieto rievoca gli incontri con Federico, che chiamava affettuosamente “Frederick”, lungo le passeggiate tra Piazza Fontana e la località Lacco.
Proprio nei pressi della casa natale, Malafronte aveva confidato il desiderio di aver vissuto e di voler concludere la propria esistenza nella stessa abitazione in cui era cresciuto. Un desiderio che, pur nella tristezza della perdita, si è compiuto.
Un ricordo semplice ma potente, che restituisce l’immagine di un uomo legato profondamente alle proprie radici e alla propria terra.
Una riflessione sul tempo e sull’ultima “chiamata”
Nel suo pensiero, Francesco Di Lieto affida anche una riflessione più ampia sul senso della vita e sull’inevitabilità del distacco. Paragona l’ultima chiamata della vita alla “cartolina” della leva militare, che segnava il passaggio dall’adolescenza alla maturità: un momento certo, previsto.
Diversamente, l’ultima chiamata arriva senza preavviso, ma è parte del percorso umano. L’auspicio, sottolinea, è che il passaggio avvenga senza lunghe sofferenze, come nel caso di Federico.
L’eredità più importante: l’affetto
Al di là delle parole e delle circostanze, resta ciò che davvero conta: l’eredità d’affetto lasciata a familiari, amici e concittadini. Federico Malafronte, secondo il ricordo di Di Lieto, ha saputo costruire relazioni autentiche e lasciare un segno umano profondo. È questo il patrimonio che continua a vivere nella memoria collettiva di Ravello.
La comunità oggi si raccoglie nel silenzio e nella preghiera, condividendo il dolore ma anche la gratitudine per una vita che ha lasciato tracce di stima e benevolenza.

