Castellabate, il Premio Pio Alferano 2026 assegnato al regista Matteo Garrone

Il Premio Pio Alferano 2026 a Castellabate è stato assegnato al regista Matteo Garrone. Vittorio Sgarbi: «Nel percorso della sua ricerca artistica, può essere considerato un Caravaggio dei nostri tempi. La sua produzione possiede una dimensione spirituale, quasi mistica, fatta di immagini, visioni e apparizioni».
Con queste parole Vittorio Sgarbi ha motivato l’attribuzione del Premio Pio Alferano 2026 a Matteo Garrone, facendo emergere anche un elemento meno noto della formazione del regista italiano. Garrone ha infatti confermato quanto la propria preparazione artistica abbia contribuito al suo percorso cinematografico, caratterizzato da una costante attenzione alla dimensione umanistica e da un particolare interesse per i volti e le figure umane. Il corpo, in modo particolare, rappresenta per il regista un fondamentale mezzo di espressione figurativa, elemento essenziale tanto nella pittura quanto nella cinematografia.
Nel corso di un confronto con alcuni degli interpreti dei suoi film, Ernesto Mahieux, Michela Cescon, Aniello Arena e Marcello Fonte, il Premio Pio Alferano 2026 si è trasformato in un’occasione privilegiata per analizzare più a fondo la poetica di Garrone. Una parte significativa della sua produzione cinematografica è stata inoltre ripercorsa attraverso gli interventi di Marcello Veneziani, Claudio Botosso ed Eleonora Ivone.
Garrone ha rievocato insieme a Mahieux la genesi de L’imbalsamatore, pellicola della quale aveva discusso anche con Nanni Moretti e sulla cui produzione nutriva alcune perplessità. A convincerlo fu proprio Moretti che, passando accanto a lui a bordo di una Punto rossa, gli gridò dal finestrino: «Ripensaci... ripensaci...».
Parlando di Primo Amore (il cacciatore di anoressiche), Michela Cescon ha ricordato il difficile percorso di trasformazione fisica affrontato per il film, con il peso passato da 61 a 41 chili. Garrone ha spiegato: «Più che di anoressia, che riguarda il rapporto che si ha con il proprio corpo, questo film parla di relazioni sentimentali e di perversione, dove lui ama lei sempre di più a mano a mano che dimagrisce: più lei si avvicina alla morte più lui la ama. In questo, ma anche in tutti gli altri film, riconosco di aver avuto la fortuna di avere attori molto generosi, che mi hanno regalato i loro personaggi anche sorprendendomi».
Attraverso Gomorra e Pinocchio, con le letture affidate a Eleonora Ivone e Claudio Botosso, e attraverso Reality e Dogman, analizzati insieme ad Aniello Arena e Marcello Fonte, Garrone ha ribadito come il principale elemento di interesse presente nelle sue opere sia sempre rappresentato dalla dimensione umana e universale.
Lo scrittore Marcello Veneziani ha invece approfondito Il racconto dei racconti, soffermandosi sulla sua raffigurazione fiabesca e contemporaneamente violenta, capace di richiamare con grande efficacia il Cunto de li cunti di Basile. Secondo Veneziani, la sfida più significativa affrontata da Garrone in questa pellicola consiste nel riuscire a individuare l’umanità dei personaggi anche all’interno degli episodi più cruenti.
Nel film, ha aggiunto Veneziani, assume particolare rilievo anche il contesto storico, ovvero la prima metà del Seicento, epoca alla quale appartengono sia l’opera di Basile sia quella di Caravaggio, artista al quale Sgarbi ha accostato la figura di Garrone.
«Sono trent’anni che non dipingo più, da quando ho iniziato a fare cinema. Questo riferimento a Caravaggio mi ha fatto molto piacere perché è un artista che amo e che si aggiunge a Francisco Goya, artista che ha creato e crea in me costante ispirazione», ha concluso Matteo Garrone.
Il presidente della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, Santino Carta, ha evidenziato la notevole presenza di pubblico e l’elevato livello dei contributi offerti durante la serata, elementi che hanno confermato la validità della scelta di dedicare l’intera edizione a una sola grande personalità.
Dopo un anno di sospensione, il Premio Pio Alferano è tornato con un’impostazione rinnovata, più concentrata e articolata, trasformando la consegna del riconoscimento in un autentico momento di approfondimento culturale. Una serata particolarmente riuscita, che ha espresso pienamente la missione della Fondazione: rendere Castellabate uno spazio di incontro e confronto per le principali figure della cultura contemporanea.
«La mia gratitudine va a Vittorio Sgarbi, a Matteo Garrone, a tutti gli ospiti intervenuti e a Peppe Servillo, che con il suo talento, la sua simpatia e la sua signorilità ha suggellato un’edizione che ricorderemo a lungo», ha dichiarato il presidente.
L’attività della Fondazione prosegue a Castellabate, dove resteranno visitabili fino al prossimo 30 ottobre le quattro esposizioni inaugurate nel mese di giugno nelle sale del Castello dell’Abate. Riunite sotto un unico progetto espositivo, intitolato Theatrum Mundi, le mostre ospitano le opere di Antonella Cappuccio, Felipe Cardeña, Tommaso Ottieri e Livio Scarpella.
Il Premio è realizzato con il Patrocinio del Comune di Castellabate e grazie al sostegno della Fondazione Cavallini Sgarbi, della Fondazione Effetto Arte, dell’Azienda Fratelli Carta e di LED City. Un ringraziamento va inoltre a LT Trasporti, La Residenza Matarazzo, San Salvatore 1988, La Perla del Mediterraneo e Siworkgroup.
Castellabate, il Premio Pio Alferano 2026 assegnato al regista Matteo Garrone
«Nel percorso della sua ricerca artistica, sviluppatasi dalla pittura al cinema, Matteo Garrone può essere considerato un Caravaggio dei nostri tempi. La sua produzione possiede una dimensione spirituale, quasi mistica, fatta di immagini, visioni e apparizioni. È attraverso questo sguardo che osserva la realtà, complessa e multiforme, riuscendo a cogliere ciò che agli altri sfugge, senza abbellirla né trasformarla, ma restituendola attraverso l’opera di un autentico maestro del realismo. La sua esperienza pittorica ha inciso profondamente sugli esiti cinematografici, in un percorso paragonabile al passaggio da Caravaggio a Velasquez: non basta osservare la realtà, conta anche il modo in cui essa viene interpretata attraverso gli specchi della ragione. Il Premio Pio Alferano valorizza proprio questa capacità di immaginare un universo nuovo e di accostarsi ai grandi maestri della tradizione. Perché il mondo dello spirito resta immutato».Con queste parole Vittorio Sgarbi ha motivato l’attribuzione del Premio Pio Alferano 2026 a Matteo Garrone, facendo emergere anche un elemento meno noto della formazione del regista italiano. Garrone ha infatti confermato quanto la propria preparazione artistica abbia contribuito al suo percorso cinematografico, caratterizzato da una costante attenzione alla dimensione umanistica e da un particolare interesse per i volti e le figure umane. Il corpo, in modo particolare, rappresenta per il regista un fondamentale mezzo di espressione figurativa, elemento essenziale tanto nella pittura quanto nella cinematografia.
Nel corso di un confronto con alcuni degli interpreti dei suoi film, Ernesto Mahieux, Michela Cescon, Aniello Arena e Marcello Fonte, il Premio Pio Alferano 2026 si è trasformato in un’occasione privilegiata per analizzare più a fondo la poetica di Garrone. Una parte significativa della sua produzione cinematografica è stata inoltre ripercorsa attraverso gli interventi di Marcello Veneziani, Claudio Botosso ed Eleonora Ivone.
Garrone ha rievocato insieme a Mahieux la genesi de L’imbalsamatore, pellicola della quale aveva discusso anche con Nanni Moretti e sulla cui produzione nutriva alcune perplessità. A convincerlo fu proprio Moretti che, passando accanto a lui a bordo di una Punto rossa, gli gridò dal finestrino: «Ripensaci... ripensaci...».
Parlando di Primo Amore (il cacciatore di anoressiche), Michela Cescon ha ricordato il difficile percorso di trasformazione fisica affrontato per il film, con il peso passato da 61 a 41 chili. Garrone ha spiegato: «Più che di anoressia, che riguarda il rapporto che si ha con il proprio corpo, questo film parla di relazioni sentimentali e di perversione, dove lui ama lei sempre di più a mano a mano che dimagrisce: più lei si avvicina alla morte più lui la ama. In questo, ma anche in tutti gli altri film, riconosco di aver avuto la fortuna di avere attori molto generosi, che mi hanno regalato i loro personaggi anche sorprendendomi».
Attraverso Gomorra e Pinocchio, con le letture affidate a Eleonora Ivone e Claudio Botosso, e attraverso Reality e Dogman, analizzati insieme ad Aniello Arena e Marcello Fonte, Garrone ha ribadito come il principale elemento di interesse presente nelle sue opere sia sempre rappresentato dalla dimensione umana e universale.
Lo scrittore Marcello Veneziani ha invece approfondito Il racconto dei racconti, soffermandosi sulla sua raffigurazione fiabesca e contemporaneamente violenta, capace di richiamare con grande efficacia il Cunto de li cunti di Basile. Secondo Veneziani, la sfida più significativa affrontata da Garrone in questa pellicola consiste nel riuscire a individuare l’umanità dei personaggi anche all’interno degli episodi più cruenti.
Nel film, ha aggiunto Veneziani, assume particolare rilievo anche il contesto storico, ovvero la prima metà del Seicento, epoca alla quale appartengono sia l’opera di Basile sia quella di Caravaggio, artista al quale Sgarbi ha accostato la figura di Garrone.
«Sono trent’anni che non dipingo più, da quando ho iniziato a fare cinema. Questo riferimento a Caravaggio mi ha fatto molto piacere perché è un artista che amo e che si aggiunge a Francisco Goya, artista che ha creato e crea in me costante ispirazione», ha concluso Matteo Garrone.
Il presidente della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, Santino Carta, ha evidenziato la notevole presenza di pubblico e l’elevato livello dei contributi offerti durante la serata, elementi che hanno confermato la validità della scelta di dedicare l’intera edizione a una sola grande personalità.
Dopo un anno di sospensione, il Premio Pio Alferano è tornato con un’impostazione rinnovata, più concentrata e articolata, trasformando la consegna del riconoscimento in un autentico momento di approfondimento culturale. Una serata particolarmente riuscita, che ha espresso pienamente la missione della Fondazione: rendere Castellabate uno spazio di incontro e confronto per le principali figure della cultura contemporanea.
«La mia gratitudine va a Vittorio Sgarbi, a Matteo Garrone, a tutti gli ospiti intervenuti e a Peppe Servillo, che con il suo talento, la sua simpatia e la sua signorilità ha suggellato un’edizione che ricorderemo a lungo», ha dichiarato il presidente.
L’attività della Fondazione prosegue a Castellabate, dove resteranno visitabili fino al prossimo 30 ottobre le quattro esposizioni inaugurate nel mese di giugno nelle sale del Castello dell’Abate. Riunite sotto un unico progetto espositivo, intitolato Theatrum Mundi, le mostre ospitano le opere di Antonella Cappuccio, Felipe Cardeña, Tommaso Ottieri e Livio Scarpella.
Il Premio è realizzato con il Patrocinio del Comune di Castellabate e grazie al sostegno della Fondazione Cavallini Sgarbi, della Fondazione Effetto Arte, dell’Azienda Fratelli Carta e di LED City. Un ringraziamento va inoltre a LT Trasporti, La Residenza Matarazzo, San Salvatore 1988, La Perla del Mediterraneo e Siworkgroup.




