C’è una pagina di storia che Positano non ha mai dimenticato. È il racconto di un giorno segnato dalla guerra, dal mare in tempesta e da un coraggio silenzioso, quello di una comunità che scelse di non voltarsi dall’altra parte. A riportare alla luce questo episodio è un intenso lavoro di memoria firmato da Paolo Marrone, accompagnato dalla ricerca culturale e storica portata avanti insieme alla professoressa Concetta Fusco. Un impegno che unisce racconto, musica e riflessione antropologica sulla Costiera Amalfitana.
Il 2 febbraio: il mare diventa teatro di guerra
L’episodio risale al 2 febbraio di settantatré anni fa, intorno alle ore 15. Due piroscafi italiani, il Valsavoia e il Salemi, partiti da Napoli e diretti in Sicilia, navigavano al largo dell’arcipelago de I Galli quando furono sorpresi da un’azione bellica improvvisa. Ad attaccare fu il sommergibile inglese HMS Safari, che lanciò tre siluri verso le navi.
Due ordigni colpirono in pieno il Valsavoia, che affondò in pochi istanti. Il terzo siluro mancò il bersaglio e proseguì la sua corsa fino a schiantarsi contro lo scoglio “Mamma e Figlio”, distruggendolo quasi completamente.
Il sommergibile completò poi l’azione emergendo e colpendo anche il Salemi con il cannone. In pochi minuti, il mare davanti a Positano si trasformò in uno scenario di devastazione.
Il coraggio dei pescatori positanesi
I marinai finirono in acqua, in balia delle onde. Fu allora che entrò in scena la vera forza di Positano: i pescatori del paese, che si lanciarono senza esitazione in mare per prestare soccorso.
Un gesto istintivo, umano, che salvò la vita a molti naufraghi e che ancora oggi rappresenta una delle pagine più nobili della storia locale. Il mare, da sempre fonte di lavoro e sacrificio, diventò quel giorno un destino condiviso.
La memoria oltre i fatti
Nel corso degli anni, l’episodio è stato ricordato anche attraverso cerimonie commemorative, con la partecipazione degli ultimi soccorritori ancora in vita. Ma ciò che resta difficile da raccontare sono le emozioni, la paura, il turbamento vissuti da chi assistette a quella tragedia.
È proprio qui che si inserisce il racconto di Paolo Marrone: una lettera mai scritta, immaginata come voce perduta della storia, che prova a dare forma ai sentimenti di quel giorno e a restituirli alle nuove generazioni.
Un omaggio a chi non voltò lo sguardo
Il ricordo diventa così un atto di riconoscenza verso chi scelse il coraggio al posto dell’indifferenza.
In memoria di:
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Raffaele Esposito
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Pietro Pane
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Gennaro Esposito, detto ’o Pulese
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Luigi Marrone, detto ’o Parente
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Luigi Parlato, detto ’o Bartolo
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Francesco Esposito, detto ’o Ferraro
e di tutti gli altri pescatori positanesi che quel giorno salvarono vite umane, scrivendo una pagina indelebile della storia di Positano.

