C’è una Positano lontana dalle cartoline patinate e dai flussi del turismo internazionale. Una Positano che affonda le radici nel secondo dopoguerra, quando il borgo della Costiera Amalfitana provava a ricucire le ferite del conflitto e a ritrovare nel mare la propria forza.
La spiaggia di un tempo
La spiaggia, allora, non era quella ampia distesa che oggi accoglie visitatori da tutto il mondo. Era più raccolta, quasi fragile. Secondo le testimonianze tramandate dalle famiglie del posto, la sua conformazione cambiò nel tempo anche a seguito della costruzione del molo, che contribuì a modificare l’assetto costiero e l’accumulo della sabbia.
Nei racconti di Giuseppe Ercolano, che custodisce la memoria della nonna, emerge un dettaglio curioso: un pontile in legno sulla riva, dotato di uno stabilimento-spogliatoio riservato soprattutto alle signore. Un piccolo mondo discreto, che racconta usi, costumi e il senso del pudore di un’epoca ormai lontana.
Le mareggiate che entravano in paese
Il mare, però, non era solo lavoro e bellezza. Era anche potenza. Le mareggiate di quegli anni restano impresse nella memoria collettiva. Come ricordava il padre di Rosalba De Lucia, l’acqua arrivava fino a via del Saracino e via Regina Giovanna, invadendo il cuore del paese.
La linea tra terra e acqua si faceva sottile, in un equilibrio delicato tra natura e comunità. Il mare entrava nelle strade, lasciando dietro di sé sale, detriti e racconti destinati a durare nel tempo.
Prima del turismo internazionale
Quella Positano non era ancora la meta glamour conosciuta oggi. Era un borgo che viveva di pesca, sacrifici quotidiani e solidarietà tra famiglie. I primi stabilimenti balneari nascevano più per necessità che per attrazione turistica. Il ritmo delle giornate era scandito dalle onde, non dagli arrivi dei traghetti o dai flussi dei visitatori stranieri.
In quei ricordi c’è una dimensione che va oltre la nostalgia. È identità collettiva, è appartenenza. È la consapevolezza che ogni angolo, ogni pontile, ogni granello di sabbia custodisce una storia.
La memoria che unisce le generazioni
“Che poesia!”, commenta Rosalba. Ed è proprio questo il senso profondo di quei racconti: la poesia della memoria condivisa.
Grazie alla pagina social “Positano si racconta”, ideata da Concetta Fusco e Paolo Marrone, la comunità continua a raccogliere testimonianze, immagini e frammenti di passato. Perché Positano non è soltanto un luogo da visitare, ma un racconto vivo, sospeso tra mare, storia e tradizione.

