PONTECAGNANO. 4
perizie disposte dalla Procura. L’ultima è stata effettuata giovedì, per la morte dell’albanese
Taff Jakini, il 42enne
deceduto a causa di un
proiettile esploso accidentalmente dalla pistola di un carabiniere della Stazione di
Pontecagnano lo scorso 2 aprile mentre tentava una fuga. Lo scrive il quotidiano
Metropolis oggi in edicola.
Quattro periti, ognuno per settore, relazioneranno il sostituto procuratore
Carlo Rinaldi titolare del fascicolo d’inchiesta. Il militare, da ricordare è indagato con l’ipotesi di reato di
omicidio colposo.
Pontecagnano, ucciso da un carabiniere: si indaga
L’anatomopatologo, il medico legale, l’esperto in balistica e un
tossicologo sono stati incaricati per permettere alla Procura di avere un quadro completo su quel
delitto. Sessanta giorni di tempo, quindi se ne parlerà a giugno, per avere i risultati delle quattro perizie.
L’albanese Jakini
morì in ospedale al Ruggi la mattina del 3 aprile dopo che la sera prima era stato raggiunto da un colpo di pistola al torace. Il ferimento che aveva causato la morte, era avvenuto la sera prima, intorno alle 20, in un piazzale tra
via Irno e via Picentino a Pontecagnano. Taff era l’autista della Fiat Croma,
rubata a
Maddaloni (dove aveva residenza con moglie e tre figli) ed abbandonata sull’Autostrada del Mediterraneo, in direzione Sud. I due complici erano
riusciti a scappare e far perdere le loro tracce.
Tutto parte da una comunicazione della Polizia stradale che rileva l’auto rubata in transito sul tratto autostradale
Salerno-Battipaglia. La segnalazione viene smistata ai carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretta dal maggiore
Erich Fasolino. Dal comando dell‘Arma vengono organizzati posti di controllo stradali alle tre uscite autostradali di competenza. La Croma passa per Salerno, esce a Pontecagnano Nord e viene agganciata sulla
Statale 18 dalla pattuglia della locale stazione. I malviventi ritornano sull’A2.
L'inseguimento e la sparatoria
Inseguiti dai carabinieri, abbandonano la macchina sulla corsia di emergenza dopo circa un chilometro e mezzo. I due passeggeri scendono dalla Croma ancora in movimento mentre l’autista è costretto a
ritardare la fuga perché prima deve arrestare la corsa. E su di lui che si concentrano i militari: Jakini salta il guardrail e sta per
scavalcare anche una seconda recinzione. In quel momento si gira verso il carabiniere ed alza una mano. Secondo la ricostruzioni, il militare a quel punto
inciampa e finisce nella doppia barriera metallica. In quel momento parte il
colpo in modo
accidentale. Tant’è che nessuno immagina, neppure il diretto interessato, di averlo ferito.
L’albanese, infatti, fugge sul lato sinistro del piazzale dove poi è stato trovato
esanime. Che fosse ferito, i carabinieri lo intuiscono quando torna sui suoi passi. Lì il 42enne si era tolto i guanti che usava per non lasciare impronte. Si accascia al suolo quando gli vengono meno le forze. Ricoverato al Ruggi muore dopo una notte di agonia. Da qui l’inchiesta con le 4 perizie disposte dal sostituto procuratore Carlo Rinaldi.