La chiusura delle piste da sci divide la maggioranza ed il governo Draghi stenta a decollare. Era abbastanza noto. Diverse forze politiche, con differenti pensieri, avranno difficoltà ad amalgamarsi all'interno del "governo di alto profilo".
M5S, Pd e Leu, sin dal governo Conte II, hanno proteso verso una posizione difensiva, maggiormente guardinga e restrittiva. Lega e Fdi, invece, hanno sempre spinto per una riapertura, spregiudicata, ma maggiormente appagante da un punto di vista economico. Le piste da sci, dunque, rischiano di essere il primo nodo del neonato governo Draghi, già fortemente sotto pressione.
Il ministro Garavaglia(Lega) attacca il governo e spacca la maggioranza
Il nuovo ministro per il Turismo, Massimo Garavaglia(Lega), è intervenuto nel corso di una conferenza stampa in Regione Lombardia, spiegando la sua visione in merito alla chiusura degli impianti e delle piste da sci. "C'è stato un danno per una scelta del governo e i danni vanno indennizzati. La normativa attuale prevede, per assurdo, che il ministro competente possa prendere le decisioni in autonomia. Evidentemente c’è qualcosa da registrare. Penso che sarà oggetto di discussione. Ad oggi questa è la normativa”. “Bisogna lavorare per il comparto della montagna, che è importantissimo per il turismo e l’industria del Paese, per non perdere la competitività rispetto ai nostri competitors. Bisogna usare bene i soldi del Recovery Fund per investimenti mirati, efficienza energetica, intervenire sugli impianti, di modo che quando si riparte si riparte alla grande, come la nostra montagna sa fare”."Alla montagna finora non è arrivato niente. É stata dimenticata. Per quanto riguarda il sistema montano, tolti gli impianti e le funivie, un documento condiviso dalle Regioni parla già di 4,5 miliardi. Si tratta di una quantificazione condivisa dalle Regioni a disposizione del Governo precedente e già depositata a cui va data una risposta e vanno aggiunte le risorse per gli impianti”.



