La provincia di Salerno si conferma uno dei territori più rappresentativi del patrimonio culturale immateriale della Campania.
Sono ben 17 i nuovi elementi salernitani ufficialmente iscritti nell’Inventario del Patrimonio Immateriale della Campania (IPIC), presentato a Napoli nel corso dell’iniziativa ospitata al Teatro Trianon Viviani. Un riconoscimento che rafforza il ruolo centrale del Salernitano nella tutela e valorizzazione delle tradizioni identitarie regionali.
Patrimonio immateriale, la provincia di Salerno protagonista
L’aggiornamento dell’Inventario, sostenuto dai
Fondi Coesione Italia 2021-2027 e
ispirato ai principi della Convenzione UNESCO del 2003, punta a censire rituali, feste, saperi e pratiche culturali riconosciute dalle comunità come parte fondante della propria identità. Con le nuove iscrizioni, il catalogo regionale raggiunge quota 170 elementi complessivi.
La presenza della provincia di Salerno risulta la più numerosa tra quelle campane, a testimonianza di un patrimonio diffuso che attraversa aree costiere, zone interne e piccoli centri. Tra le tradizioni inserite
figurano la tradizione delle cente votive in onore della Madonna del Granato a Capaccio Paestum
, il Palio della Stuzza di Castellabate, i solenni festeggiamenti per San Pantaleone a Vallo della Lucania, il culto di Maria Santissima della Consolazione a Sala Consilina e la
processione del Crocifisso di San Bartolomeo a Campagna.
Rientrano nell’Inventario anche il culto micaelico di
Padula, il rituale notturno e la processione delle cente per i Santi Cosma e Damiano a Eboli, la festa patronale di Santa Maria della Speranza a Battipaglia, la festa di San Michele Arcangelo a Olevano sul Tusciano, con pifferi, tamburi e danza della bandiera, e
la festività del Santissimo Crocifisso con il rito della Guglia a San Pietro al Tanagro. Completano l’elenco la festa di San Bartolomeo Apostolo a Moio della Civitella e il carro della Madonna delle Grazie con il rituale delle canestre a Baronissi.
Si tratta in larga parte di celebrazioni religiose e rituali collettivi, che rientrano nella categoria più rappresentata dell’Inventario. A livello regionale, infatti, 34 delle nuove iscrizioni appartengono alla sezione “Celebrazioni”, seguite dalla cultura agro-alimentare, dalle espressioni culturali e dai saperi tradizionali.
Nel corso della presentazione è stata illustrata anche la terza edizione del catalogo IPIC, un volume di 444 pagine, disponibile in formato digitale, che raccoglie schede descrittive in italiano e inglese dei beni censiti. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire uno strumento di conoscenza utile a studiosi, amministrazioni e comunità locali.
L’attenzione riservata alla provincia di Salerno evidenzia come il patrimonio immateriale rappresenti un elemento strategico per la valorizzazione dei territori, in particolare delle aree interne, contribuendo alla conservazione della memoria collettiva e alla trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni.